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Il processo grafico
Altre definizioni relative
alla tecnologia grafica ricavate dalla norma UNI 7290 (novembre '93): "Procedimenti
grafici.
Termini e diefinizioni".
- Stampato: oggetto finale
di uno o più processi grafici
costituito da un supporto
riportante i grafismi.
- Processo grafico:
complesso di operazioni di prestampa
e stampa per ottenere uno stampato.
- Prestampa: complesso di
operazioni che partendo dall'originale
attraverso la progettazione grafica
portano alla realizzazione di prematrici,
matrici e forme
di stampa.
- Originale soggetto (testo
e/o illustrazione) da riprodurre.
- Progettazione grafica:
programmazione estetica, tecnica ed economica dello stampato
in forma sistematica. Fase di scelta dei processi
grafici e di coordinamento degli elementi che costituiranno
lo stampato.
- Prematrice: modello
intermedio tra l'originale e
la matrice per giungere alla
formatura grafica.
- Matrice: modello
intermedio per ottenere la forma di
stampa.
- Formatura grafica:
complesso di operazioni di preparazione della forma
di stampa (per via elettronica, fotografica, meccanica,
manuale o con qualsiasi altro metodo).
- Procedimento grafico:
gruppo di processi
finalizzati a ottenere lo stampato.
- Allestimento grafico:
complesso delle operazioni di finitura di un semilavorato per ottenere
il prodotto [grafico] finito.
In queste definizioni con l'espressione "
complesso" si intende "
operazioni
che
vengono eseguite in una ben precisa sequenza"
Flussogramma operativo del processo grafico
per flussogramma operativo si intende un diagramma o schema che
mostra la successione delle operazioni o fasi di lavoro,
con le relative materie prime, semilavorati e prodotti
finiti. Può inoltre indicare delle fasi di controllo e anche altre
informazioni relative al ciclo produttivo.
costituscono le
materie prime:
- l'originale
- la carta
- l'inchiostro
costituiscono i
semilavorati:
costituiscono i
prodotti finiti:
costituiscono le fasi di lavoro o operazioni:
Sono attrezzature quelle che vengono usate per trasformare le
materie prime in semilavorati e i semilavorati in prodotti finiti.
Ad ogni fase di lavoro corrispondono un insieme di
specifiche attrezzature.
Le materie prime entrano una sola volta nel ciclo produttivo
del processo grafico.
Le attrezzature vengono utilizzate molte volte.
Questo flussogramma operativo, estremamente elementare, può essere
maggiormente dettagliato, mostrando quali sono le "sottofasi" di lavoro
che costituiscono a loro volta ogni fase di lavoro mostrata. Ad
esempio, come già spiegato
la
stampa si può a sua volta suddividere in:
la
prestampa si può a sua volta suddividere (almeno) in:
La stampa
Concetti fondamentali sulla stampa
Stampa a impatto: si ha contatto tra la forma di stampa
(o un dispositivo intermedio) e il supporto. E'
caratterizzata dalla pressione di stampa.
Stampa senza impatto: non si ha contatto tra né
la forma di stampa né un dispositivo intermedio e il supporto.
Pressione di stampa: è la pressione p esercitata durante
la fase di stampa: p = F/S. E' il rapporto tra la forza F
esercitata tra la forma da stampa (o un dispositivo intermedio) e il la
superficie S del supporto in contatto con la forma (o col
dispositivo intermedio).
Pressione piana: si ha quando tanto la forma quanto il
dispositivo di pressione hanno forma piana.

schema della stampa a pressione piana
Pressione piano-cilindrica: si ha quando la forma ha forma
piana e il dispositivo di pressione (o un dispositivo intermedio) ha
forma cilindrica.
- Il vantaggio della pressione piano-cilindrica rispetto alla
pressione piana è che è possibile avere un'adeguata pressione di
stampa anche su superfici del supporto molto grandi, senza dover
esercitare forze eccessive, poiché la pressione non viene esercitata
contemporaneamente su tutta la supericie del supporto, ma solo su una
sottile striscia di contatto.

schema della stampa a pressione piano cilindrica
Pressione cilindrica: si ha quando tanto la forma (quanto
l'eventuale dispitivo intermedio), quanto il dispositivo di pressione
hanno forma cilindrica.
- Il vantaggio principale della pressione cilindrica (oltre
allo stesso della pressione piano-cilindrica) è quello che, grazie ai
movimenti solo rotatori, e non alternati, degli organi di stampa, la
stampa può avveitre con maggior velocità.

schema della stampa a pressione cilindrica
Stampa (a impatto) diretta: si ha contatto diretto tra la forma
di
stampa e il supporto.
- Nella stampa diretta i grafismi sulla forma sono "al
rovescio", cioè si leggono come "allo specchio"
Stampa (a impatto) indiretta: si ha
contatto indiretto tra la forma di stampa e il supporto
mediante un dispositivo intermedio.
- Nella stampa indiretta i grafismi sulla forma sono "al
diritto".
Riserva di inchiostro: è la modalità con cui la forma trattiene
e trasferisce l'inchiostro al supporto.
Ogni procedimento grafico a impatto raggruppa quei processi
grafici
che sono caratterizzati dall'avere lo stesso tipo di riserva
di inchiostro.
I procedimenti a impatto
def. da UNI 7290: "Complesso di
procedimenti in cui il trasferimento dell'elemento di contrasto
avviene tramite pressione tra la forma o altro dispositivo stampante e
il supporto"
procedimento |
grafismi/
contrografismi |
riserva di inchiostro |
schema della forma/principio di
trasferimento del mezzo di contrasto (inchiostro)
|
principali processi grafici |
rilievografico |
grafismi in rilievo rispetto ai contrografismi |
naturale |

- fase di inchiostrazione: l'inchiostro si ferma in
modo naturale sui grafismi essendo questi in rilievo
- fase di stampa: la forma
viene premuta sul supporto e l'inchiostro presente sulle parti
in rilievo viene trasferito in modo naturale a questo
|
- xilografia a (importante per ragioni storiche, oggi
utilizzata per scopi artistici);
- tipografia (importante per ragioni storiche;
utilizzata raramente ancora oggi per semplici prodotti quali
biglietti da visita, carta intestat, buste)
- flessografia (importante processo per la stampa di
imballaggi, stampa di quotidiani)
- letterset (stampa indiretta)
|
incavografico |
grafismi in incavo rispetto ai contrografismi |
meccanica |

- fase di inchiostrazione: l'inchiostro si ferma sia
nei grafismi sia sui contrografismi
- fase di pulizia: l'inchostro viene rimosso dai
contrografismi (operazione appunto meccanica, ad
esempio mediante una racla
in acciaio)
- fase di stampa: la forma
viene premuta sul supporto e l'inchiostro presente nelle parti
in incavo viene trasferito a questo
|
- calcografia (importante per ragioni storiche, oggi
utilizzata per scopi artistici);
- rotocalcografia (adatta alle alte tirature; stampa
di riviste ad alta tiratura, imballaggio di qualità. Necessità
di lunghi tempi di preparazione della forma)
- tampografia (stampa indiretta; stampa su oggetti di forma
irregolare)
|
planografico |
grafismi (lipofili) e contrografismi (idrofili) sullo stesso
piano |
fisico-chimica |

- fase di bagnatura: la forma
viene bagnata. I contrografismi idrofili trattengono l'acqua
(per affinità fisico-chimica), i grafismi lipofili e
idrorepellenti non la trattengono
- fase di inchiostrazione: i contrografismi bagnati nella fase
di bagnatura respingono l'inchiostro
grasso. I grafismi lipofili lo trattengono (per affinità fisico-chimica)
- fase di stampa: la forma viene premuta sul supporto (o su un
dispositivo intermedio) e l'inchiostro viene trasferito
a questo
|
- litografia (importante per ragioni storiche, oggi utilizzata
per scopi artistici);
- lito-offset (stampa indiretta; principale processo ad
impatto; utilizzato per la maggioranza di prodotti grafici)
|
permeografico |
grafismi permeabili e contrografismi impermeabili |
filtrante |

- fase di inchiostrazione: l'inchiostro
viene messo sulla forma
dalla parte opposta al supporto
- fase di stampa: viene passata una racla (in gomma) sulla
forma, la quale forza l'inchiostro a filtrare
attraverso i grafismi permeabili all'inchiostro, non
attraverso i contrografismi
che sono stati preventivamente resi impermeabili
|
- serigrafia (stampa su tessuti, stampa con effetti
particolari con alti spessori di inchiostro, usi artistici;
circuiti elettronici stampati)
|
I procedimenti senza impatto
def. da UNI 7290: "
Complesso di
procedimenti in cui il trasferimento o l'attivazione dell'elemento di
contrasto avviene senza pressione tra la forma o altro dispositivo e il
supporto".
Una più moderna proposta di classificazione li definisce, più
semplicemente "procedimenti senza forma di stampa". Al
giorno d'oggi, quando si parla di stampa digitale si parla di stampa
senza forma di stampa, quindi i due concetti sono diventati un po'
sinomimi.
Ne descriviamo solo tre
procedimento
|
principio
di
trasferimento o attivazione del mezzo di contrasto
|
principali
processi
grafici |
fotochimico |
attivazione,
grazie
alla luce, del mezzo di contrasto già presente nel supporto, che
successivamente potrà essere reso visibile mediante un trattamento
chimico
|
|
fotoelettrografico |
attivazione elettrostatica, per mezzo di
un raggio luminoso, dei grafismi su di una superficie fotosensibile
che a seguito dell'azione della luce si
carica elettrostaticamente e può attirare l'inchiostro
o il toner
a sua volta carico eletrrostaticamente. Ad ogni copia stampata la
superficie può essere elettrostaticamente disattivata e
ri-attivata con nuovi grafismi.
|
- stampa laser
- stampa Indigo (stampa indiretta)
|
a getto
d'inchiostro (inkjet)
|
invio di particelle d'inchiostro verso il supporto mediante ugelli
|
- stampa a getto d'inchiostro
|
...
|
...
|
...
|
Alcuni cenni ai processi grafici di stampa (a impatto) di maggiore
importanza
Accenniamo qui soltanto alle caratteristiche dei principali processi
grafici a impatto, ai principali prodotti grafici che con essi si
possono realizzare e alle caratteristiche dei gruppi stampanti delle
macchine da stampa utilizzate per i vari processi grafici.
Elementi principali della macchina da stampa
Precisiamo che una macchina da stampa, per qualsiasi processo grafico,
può dirsi formata, in linea di massima, da un dispositivo di
alimentazione, da uno o più gruppi stampanti, e da degli organi
di uscita.
- il dispositivo di alimentazione ha la funzione di fornire il
supporto su cui stampare ai gruppi stampanti. Il dispositivo di
alimentazione caratterizza il tipo di alimentazione della macchina da
stampa. Si hanno così:
- macchine alimentate a bobina (quando il supporto è in
forma di un nastro arrotolato a formare una bobina). Il vantaggio è
la maggior velocità della macchina da stampa (circa tre volte
maggiore che nelle macchine a foglio) e il costo inferiore del
supporto (circa 30% in meno).
- macchine alimentate a foglio (quando il supporto è in
forma di fogli già tagliati). Il vantaggio è la maggior
versatilità della macchina (che può essere utilizzata per
lavori con caratteristiche anche molto differenti l'uno dagli altri)
e, a volte, la lievemente maggior qualità dello stampato.
- il gruppo stampante è quella parte della macchina dove
avviene il vero e proprio trasferimento dell'inchiostro dalla forma da
stampa al supporto. Il gruppo stampante ha caratteristiche che sono
estremamente dipendenti dal processo grafico utilizzato. Più gruppi
stampanti in successione permettono la stampa di più colori in un solo
passaggio. Ad esempio potrà essere effettuata la stampa in quadricromia
(che utilizza 4 inchiostri nei colori cyan, magenta, giallo e nero) in
uno solo passaggio, o la stampa in bianca e volta (cioè su
entrambi i lati del supporto) in un solo passaggio.
Abbiamo macchine, ad esempio:
- monocolore
- pluricolore
- pluricolore in bianca e volta (cioè in grado di stampare in bianca
e volta)
- convertibili (cioè in grado di stampare solo in bianca oppure in
bianca e volta a seconda della necessità)
Avendo a disposizione una macchina che non
è in grado di stampare in bianca e volta in un unico passaggio, sarà
possibile comunque possibile stampare in bianca e volta in due
passaggi.
Avendo la necessità di stampare più colori del gruppi stampanti della
macchina, sarà possibile stamparli comunque in più passaggi.
Ad esempio avendo a disposizione una macchina bicolore e avendo la
necessità di stampare in quadricromia, sarà comunque possibile farlo
in due passaggi.
La stampa delle quadricromie comporta la necessità che i diversi
colori siano perfettamente sovrapposti, sia che questo avvenga in un
unico passaggio, sia che avvenga in più passaggi: l'espressione che si
utilizza è che i diversi colori siano "a registro".
Ogni passaggio comporta un nuovo avviamento.
- gli organi di uscita hanno la funzione di raccogliere lo
stampato finito, eventualmente conferendogli un più o meno elevato
grado di allestimento. Possiamo avere, ad esempio:
- un dispositivo di uscita fogli, tipica delle macchine
alimentate a foglio, preceduta a volte da un forno di essiccazione
(per un ottimale essiccazione dell'inchiostro),
- un gruppo piega, tipico delle macchine a bobina, nel quale
il supporto viene già parzialmente o completamente piegato e
tagliato.
Procedimento rilievografico
Tipografia
Sebbene la tipografia sia un processo grafico che, dopo avere subito una
grande evoluzione tecnica (dalle tecniche di composizione a manuali fino
all'uso di più moderne tecnologie meccanizzate, ottiche ed elettroniche)
ha ormai più importanza dal punto di vista della produzione industriale
(avendola progressivamente persa in favore della più versatile stampa
lito-offset a partire dagli anni '60 del XX secolo), essa continua ad
avere una grande importanza dal punto di vista storico.
Spesso il termine "tipografia" è però tuttora utilizzato, un po'
impropriamente, a identificare le tecniche e le arti di stampa, o anche
che l'industria della stampa. Con "tipografia" spesso si intende
un'azienda di stampa, indipendentemente dai processi grafici che vi
vengono utilizzati.
Approfondimento: attualmente si assiste a una sorta di revival
della tipografia, che da tecnica di grande importanza è diventata una
tecnica quasi artistica che recupera le antiche tecniche di composizione
manuale (si veda ad esempio qui:
Fine
Press Book Association , oppure si cerchi, ad esempio, la parola "
letterpress"
("tipografia" in inglese) nel web per vedere la quantità di risorse che vi
si trovano.
Un reparto di "linotype", nella sede del "Chicago Defender", nei
primi decenni del '900. La linotype, inventata nel 1881 da Ottmar
Merganthaler, era una straordinaria macchina che permetteva la
composizione automatica del testo tipografico. L'operatore
batteva il testo su una tastiera che veniva così composto e
immediatamente fuso automaticamente in lega tipografica, linea per
linea. Questa macchina ha permesso lo sviluppo e la diffusione dei
giornali quotidiani in tutto il mondo.
Un interessantissimo vecchio filmato (in inglese), sul funzionamento
di questa macchina (che permette di apprezzarne la complessità ma anche
la raffinatezza), può essere visto qui: video
linotyope
(in inglese)
Una macchina tipografica Heidelberg a foglio, a pressione piana, del
tipo chiamato, dai tipografi italiani col nomignolo di "Stella": è stata
certo una delle più diffuse macchine tipografiche mai realizzate (è
stata in produzione dal 1950 al 1985, quando ormai la stampa tipografica
stava venendo soppiantata dalla stampa lito-offset)).
Flessografia
La flessografia (detta anche, abbreviando,
stampa flexo) è
attualmente un processo grafico in grande sviluppo tecnologico e in grande
espansione commerciale. Il suo
campo di applicazione principale è
l'
imballaggio, e trova grande applicazione nella stampa dei
laminati,
ma anche dei
quotidiani.
Deve il suo nome al
materiale flessibile con cui sono realizzate
le
forme da stampa: inizialmente in gomma, attualmente in
materiale plastico (
fotopolimero) con caratteristiche meccaniche
(di flessibilità e cedevolezza) analoghe a quelle della gomma.
I suoi principali
vantaggi sono la sua versatilità di utilizzo su
supporti con caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri, alla sua
economicità nelle grandi e piccole tirature.
Il suo limite principale, anche se in continua attenuazione, è la qualità
che non può ancora competere con altri processi grafici quali la
rotocalcografia e la lito-offset.
Fa utilizzo di inchiostri di bassa viscosità (o di alta fluidità, che vuol
dire la stessa cosa).
Le macchine flessografiche sono sempre alimentate a bobina.
Schema semplificato di un tipico gruppo stampante flessografico:
A:
cilindro anilox. Svolge la funzione di inchiostratore
della forma. E' elemento tipico della macchina da stampa flessografica. E'
un clindro in acciaio rivestito in rame cromato o, sempre più
frequentemente in materiale ceramico. Sulla superficie sono ricavate delle
minuscole cellette o aleveoli (anche 250 al cm) che si riempiono di
inchiostro.
R:
racla. E' una lama di acciaio che ha la funzione di
asportare l'inchiostro in eccesso depositato sul cilindro anilox.
C:
calamaio. E' il recipiente in cui viene posto
l'inchiostro che viene raccolto dall'anilox
F:
cilindro portaforma, in acciaio, sul quale sono
applicate le forme.
P:
cilindro di pressione, in acciaio
S:
supporto di stampa
cilindro anilox e ingrandimento della sua superficie (fonte:
http://print-techsolutions.co.uk)

forma flessografica
Approfondimento: si può visitare il sito dell'
Associazione
Tecnica Italiana per lo sviluppo della Flessografia.
Procedimento incavografico
Rotocalcografia
La rotocalcografia (detta anche, semplicemente,
stampa rotocalco)
è un processo grafico di grande importanza, che trova il suo punto di
forza nelle grandi tirature di alta qualità. I suoi
campi di
applicazione principali sono
riviste illustrate e
cataloghi
illustrati ad alto contenuto di immagine e ad alta tiratura, e l'
imballaggio
flessibile
di qualità, la stampa su
laminati plastici e metallici.
Una caratteristica di tutta la stampa incavografica (quindi anche della
rotocalcografia) è che i grafismi incisi devono avere almeno una
dimensione estremamente piccola per permettere un completo riempimento
degli stessi da parte dell'inchiostro (effetto capillare). Nella
calcografia, ad esempio, i grafismi sono costituiti da sottili solchi
incisi.
Nella rotocalcografia i grafismi sono costituiti da minuscole cellette o
alveoli. Si possono avere fino a 80 ÷ 100 cellette al cm. Le pareti che
separano le cellette prendono il nome di
setti, o
coste, e
costitituiscono i contrografismi.
La forma da stampa rotocalcografica è costituita da un cilindro in acciaio
(che può avere lunghezze fino a oltre 3m e diametro di oltre 50 cm)
rivestita da un sottile strato in rame. Nello strato di rame vengono
incise le cellette.
cilindro rotocalco (fonte.: http://packaging-solutions.it)
rappresentazione della superficie ingrandita del cilindro-forma
rotocalcografico. Sono visibili le cellette separate dai "setti", o
"coste"
Il rame, una volta inciso, può venire cromato (ovvero rivestito di un
sottilissimo strato di cromo) allo scopo di aumentarne al resistenza
all'usura.
Gli alti costi di preparazione della forma ne fanno subire la concorrenza
da un lato da parte della flessografia (nel settore dell'imballaggio) che
è in continuo miglioramento qualitativo, e dall'altro lato della
roto-offset (lito-offset a bobina, si veda più avanti) che oramai è in
grado di stampare tirature anche molto alte.
Si può dire che la rotocalcografia è ancora interessante solo per le
altissime tirature.
I lunghi tempi di preparazione della forma la rendono incompatibile con la
produzione, ad esempio, dei quotidiani.
Fa utilizzo di inchiostri a bassa viscosità.
Le moderne macchine rotocalcografiche sono praticamente sempre alimentate
a bobina.
A seconda delle caratteristiche delle cellette possiamo distinguere le
forme rotocalcografiche in:
- cellette convenzionali: le cellette hanno tutte uguale
ampiezza ma profondità differenziata. Le cellette più profonde
trasferiscono uno strato di inchiostro di maggior spessore, le
cellette meno profonde trasferiscono uno strato di inchiostro di minor
spessore. Le variazioni tonali (ossia l'effetto di chiaroscuro) sono
ottenute proprio grazie al diverso spessore di inchiostro trasferito
sul supporto. Uno spessore maggiore corrisponderà a un tono più scuro,
uno spessore minore corrisponderà a un tono più chiaro. Permette una
stampa in cui le immagini possono avere elevatissima qualità, oggi
però è quasi continuamente abbandonata in favore della rotocalco con
cellette semi-autotipiche a causa degli elevati costi e dei
lunghi tempi di realizzazione della forma.
sezione della superficie di una forma con cellette convenzionali.
Questa sezione, come le due seguenti, è solo schematica (la
proprozione tra profondità e ampiezza delle cellette non è reale)
- cellette autotipiche: le cellette hanno tutte uguale
profondità ma ampiezza differenziata. Le cellette più ampie
stamperanno grafismi (punti di forma grossomodo quadrata) più grandi,
le cellette più piccole stamperanno grafismi più piccoli. Le
variazioni tonali sono ottenute proprio grazie alle diverse dimensioni
dei punti. Una zona stampata con punti più grandi darà l'impressione
di essere più scura rispetto a una stampata con punti più piccoli. Ha
un certo interesse nella stampa dell'imballaggio.
sezione della superficie di una forma con cellette autotipiche. Si
noti che le cellette hanno tutte la medesima distanza tra i loro
centri
- cellette semiautotipiche: le cellette hanno sia profondità
sia ampiezza differenziata. Cellette più ampie sono anche più
profonde. Le variazioni tonali sono ottenute con una combinazione
degli effetti che si hanno con le cellette convenzionali e
autotipiche. Le zone scure avranno punti contemporaneamente più grandi
e con un maggior spessore di inchiostro. Le zone scure avranno punti
contemporaneamente più piccoli e con un minor spessore di inchiostro.
Attualmente è il sistema più utilizzato. Cellette di questo tipo
vengono ottenute mediante l'incisione con una punta in diamante
sintetico mediante una macchina per l'incisione dei cilindri (Helioklischograph
o macchine similari).
sezione della superficie di una forma con cellette semiautotipiche.
In questo caso la forma delle cellette è, grossomodo, piramidale, in
quanto incisa da una punta di forma simile

E' facile riconoscere la stampa rotocalcografica ingrandendo una parte
contenente dei caratteri. Questi presentano il classico bordo
"seghettato" impronta delle cellette, non ottimale per la lettura.
Schema semplificato di un tipico gruppo stampante rotocalcografico:
C:
calamaio. E' il recipiente in cui viene posto
l'inchiostro
F:
cilindro forma, in acciaio rivestito in rame, sul quale
sono incise le cellette, successivamente cromato
P:
cilindro di pressione, in acciaio rivestito in gomma
R:
racla. Lama in acciaio che ha la funzione di asportare
l'inchiostro dai contrografismi
S:
supporto di stampa
Procedimento planografico
Litografia
La litografia è un sistema di
stampa inventato da Alois Senafelder (Praga 1771 - Monaco di Baviera 1834)
nel 1796. Senafelder scoprì la proprietà che la pietra calcarea (che
vedeva prelevare nelle cave di Solnhofen), opportunamente levigata, poteva
essere resa
idrofila (cioè affine all'acqua) mediante
acidificazione. La parola "litografia" viene dal greco
lìthos,
"pietra" e
gràphein, "scrivere".
Tracciando su questa pietra, dei segni mediante una
matita grassa,
si osserva che le zone ove vengono tracciati tali segni sono invece
idrorepellenti
(cioè respingenti l'acqua) e
lipofile (cioè affini ai grassi).
Se la pietra così trattata, viene bagnata, si osserva che l'acqua viene
respinta dalle zone tracciate con la matita grassa (essendo
idrorepellenti), mentre viene trattenuta dalldalla pietra rimasta
scoperta.
Inchiostrando ora la pietra con un
inchiostro a base grassa si
osserva che l'inchiostro viene repinto dalla pietra rimasta scoperta, in
quanto bagnata, e pertanto diventata
liporepellente (cioè
respingente il grasso), mentre viene trattenuto dalla parte non bagnata,
cioè dalle zone ove sono stati tracciati i segni con la matita grassa.
Le parti lipofile costituiscono pertanto i
grafismi, le parti
idrofile, diventate liporepellenti a seguito della bagnatura,
costituiscono i
contrografismi. La pietra così trattata è
pertanto una forma da stampa e a questo punto può venire usata per
stampare mediante un torchio da stampa.
Lito-offset
I fenomeni fisico-chimici che avvengono nella stampa litografica
vengono sfruttati anche nella stampa lito-offset. Il prefisso lito
sta a significare proprio questo, ma la pietra nella stampa lito-offset
è sostituita da altri materiali con analoghe proprietà. Il termine offset,
in inglese sta a significare "fuori-contatto", in altre parole "stampa
indiretta". La stampa lito-offset viene normalmente chiamata
semplicemente offset, il che sarebbe comunque un po' improprio,
in quanto il termine offset indicherebbe genericamente qualsiasi
processo di stampa indiretta.
La stampa lito-offset è al giorno d'oggi il processo di
stampa a impatto di gran lunga più diffuso, grazie alla sua grande
versatilità, alla possibilità di ottenere un'alta qualità di
stampa, alla possibilità di stampare praticamente qualsiasi tipo
di prodotto grafico.
La forma da stampa, nella stampa lito-offset è in genere al
giorno d'oggi costituita da una lastra in alluminio anodizzato
e microgranito. L'anodizzazione è un trattamento chimica
che ha la funzione di rendere l'alluminio idrofilo e più resistente
all'aggressione chimica. La microgranitura è una lavorazione che ha la
funzione di rendere la lastra più ruvida, quindi più idrofila
e di permettere un miglior ancoraggio del composto lipofilo
che viene steso sulla lastra di alluminio.
La formatura nel processo lito-offset avviene, al giorno d'oggi,
seguendo due possibili metodi.
- Un primo metodo che potremmo dire più tradizionale (e in declino)
consiste nell'esporre la lastra, ricoperta con un composto
fotosensibile
e lipofilo attraverso un film fotografico, che riporta il soggetto
(testo e immagini) che dovrà essere trasferito sulla lastra (e quindi
stampato).
L'esposizione avviene attraverso una
radiazione ultravioletta (UV). Il composto comunemente utilizzato è la resina
diazoica (o diazocomposto, detto anche
semplciemente "diazo"). Essendo fotosensibile
esso cambia il suo stato quando esposto alla radiazione.
Nelle più comuni lastre di questo tipo (dette PSP, ossia
Pre-Sensibilizzate Positive, cioè sensibilizzate in fase di
fabbricazione, pronte per l'uso, e che necessitano per l'esposizione di
una pellicola positiva), il composto
fotosensibile, con l'esposizione alla radiazione UV, cambia stato
diventando da da insolubile a solubile.
L'esposizione avviene esponendole
attraverso un film fotografico positivo posto sopra la lastra (ossia
avente le parti corrispondenti ai grafismi annerite, e le parti
corrispondenti ai contrografismi trasparenti).
In questo modo i contrografismi diventeranno solubili e i grafismi
resteranno insolubili.
Successivamente all'esposizione le lastre
vengono immersa in una soluzione acquosa di sviluppo.
Si avrà come risultato che lo sviluppo
scioglierà le parti esposte alla radiazione, scoprendo così l'alluminio
idrofilo, che costituirà appunto i contrografismi, mentre nelle
parti non esposte rimarrà la resina, che costituirà i grafismi.
schema di esposizione di una lastra PSP. La radiazione UV solubilizza
il diazocomposto.
La pellicola è posta a contatto della lastra. Per chiarezza schematica è
qui invece raffigurata leggermente staccata

latra PSP dopo l'esposizione e lo sviluppo
Le lastre PSP sono solo uno tra i tanti tipi
di lastre (sebbene siano tra le più comuni) presenti sul mercato. Alcuni
tipi ad esempio non sono in alluminio, ma sfruttano analoghe proprietà
di altri materiali. Altre non usano la resina diazoica, ma fotopolimeri
o altre sostanze fotosensibili. Alcune di queste sostanze non diventano
solubili se esposte alla radiazione ma al contrario sono inizialmente
solubili e diventano insolubili quando esposte. Alcune sono sensibili
alla luce visibile, altre alla radiazione UV.
- Alternativamente la fase di formatura può avvenire esponendo
la lastra mediante una fotounità, cioè un dispositivo al quale
vengono inviati i dati da un computer, detto RIP (Rasted Image
Processor: "processore di immagini retinate") e che provvede a esporre
la lastra, punto per punto, mediante un raggio laser
che si muove sulla superficie della lastra, accendendosi o spegnendosi
in corrispondenza di grafismi e contrografismi. Il RIP pertanto
provvede a scomporre il contenuto di ciò che dovrà risultare sulla
forma da stampa in punti.
Schema di principio di funzionamento di una fotounità "flatbed" (ossia
a "letto piano").
A sinistra: Il laser si muove dirigendo il raggio laser (in giallo) che
espone la lastra lungo la linea A1-B1, accendendosi e spegnendosi a
seconda dei comandi inviatigli dal RIP. Arrivato al punto B1 il laser
torna ad esporre la lastra dal punto A2. Le distanza tra due linee
può essere nell'ordine di qualche centesimo di mm. L'esposizione di
un'intera lastra avviene in pochi minuti.
A destra: esempio di schema di esposizione di un grafismo mediante
una fotounità. Le linee azzurre corrispondono alle zone esposte dal
raggio laser. Il grafismo, corrispondente nell'esempio al carattere "A",
è ottenuto da un insieme di linee parallele.
Un sistema siffatto prende il nome di
sistema CTP, ovvero Computer To Plate, che significa
"dal computer alla lastra".
Le lastre per CTP non usano, quale composto
fotosensibile, la resina diazoica, ma altri composti con caratteristiche
differenti, a volte che solubilizzano, a volte che insolubilizzano sotto
l'effetto della radiazione che li colpisce, che può essere luce
visibile, radiazione UV, o radiazione IR (queste ultime prendono il nome
di lastre termiche), a seconda del tipo di lastra. Oggigiorno la
formatura CTP si è affermata in maniera quasi completa.
Una moderna fotounità
Il gruppo stampante lito-offset è caratterizzato dalla presenza
del cilindro caucciù (detto in gergo, semplicemente, "cucciù")
che costituisce il "dispositivo intermedio", essendo la
lito-offset una stampa di tipo indiretto. E' necessario che cilindro
porta forma e cilindro caucciù abbiano esattamente lo stesso diametro,
poiché devono compiere lo stesso numero di giri rotolando uno contro
l'altro senza strisciamenti. Se così non fosse infatti la forma
trasferirebbe ad ogni giro il grafismo in una posizione differente,
causando stampa sdoppiata.
E' evidente inoltre che la forma deve ricevere prima la bagnatura e poi
l'inchiostrazione.
Schema semplificato di un tipico gruppo stampante lito-offset:
F: cilindro porta-forma, su cui viene avvolta e fissata la lastra
C: cilindro caucciù, rivestito con un telo gommato. Costituisce il
dispositivo intermedio, esserndo la lito-offset un processo di stampa
indiretto
P: cilindro di pressione, in acciaio.
B: rullo bagnatore. In una macchina reale sono normalmente due.
I: rullo inchiostratore. In una macchina reale sono normalmente quattro.
Approfondimenti: digitando su un motore di ricerca le parole
"offset", "stampa offset", "offset printing" si possono trovare migliaia
di pagine web sull'argomento.
Una macchina da stampa lito-offset "quattrocolori" a foglio : si
vedono i quattro gruppi stampanti relativi ai quattro colori
Procedimento permeografico
Serigrafia
La serigrafia è di gran lunga
il più importante processo grafico appartenente al procedimento
permeografico.
La forma da stampa è costituita da un telaio rettangolare, che può
essere realizzato con diversi materiali (in genere legno o acciaio), sul
quale è teso un tessuto, detto, appunto "tessuto serigrafico.
Originariamente tale tessuto era in seta, da cui il nome del processo.
Il tessuto, attualmente, è di solito in poliestere o, in certi casi,
realizzato con fili metallici.
Telaio serigrafico (fonte: http://www.handsoccupied.com)
Sul tessuto viene stesa una resina che ha lo scopo di rendere
impermeabili all'inchiostro i contrografismi. Nel caso più semplice tale
resina può essere stesa manualmente mediante un pennello, direttamente
nelle zone costituenti i contrografismi.
Più comunemente si ricorre a un sistema di fotoformatura, che
presenta alcune analogie con quanto si è visto per la formatura delle
lastre PSP nel processo lito-offset.
In questo caso sul tessuto viene stesa una resina fotosensible.
Tale resina viene esposta a una radiazione UV che ha l'effetto di
far avvenire, alla resina stessa, un cambiamento di stato, facendola
passare dallo stato solubile a quello insolubile (ossia
il contrario di ciò che avviene nelle lastre PSP).
La fase di formatura
prevede pertanto che il telaio, così sensibilizzato, venga esposto
alla radiazione UV in corrispondenza dei soli contrografismi: ciò
può
avvenire ponendo una pellicola positiva (coi grafismi opachi,
che quindi non lasciano passare la radiazione, e coi contrografismi
trasparenti, che quindi la lasciano invece passare ). Successivamente il
telaio viene lavato, asportando così la resina rimasta solubile (cioè
non esposta alla radiazione UV), ossia la parte corrispondente ai
grafismi, mentre la resina divenuta insolubile (cioè quella esposta alla
radiazione UV), rimarrà sul tessuto, rendendolo impermeabile.
La fase di stampa prevede che l'inchiostro, posto sul tessuto
all'interno del telaio, venga forzato a passare attraverso le parti di
tessuto permeabile (i grafismi), mediante una racla in gomma.
stampa serigrafica, mediante raclatura manuale
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Livio Colombo
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