:: Torna all'indice :: << Paragrafo precedente << >> Paragrafo successivo >>

Il processo grafico


Altre definizioni relative alla tecnologia grafica ricavate dalla norma UNI 7290 (novembre '93): "Procedimenti grafici. Termini e diefinizioni".

In queste definizioni con l'espressione "complesso" si intende "operazioni che vengono eseguite in una ben precisa sequenza"

Flussogramma operativo del processo grafico

flussogramma
per flussogramma operativo si intende un diagramma o schema che mostra la successione delle operazioni o fasi di lavoro, con le relative materie prime, semilavorati e prodotti finiti. Può inoltre indicare delle fasi di controllo e anche altre informazioni relative al ciclo produttivo.

costituscono le materie prime:
costituiscono i semilavorati:
costituiscono i prodotti finiti:

costituiscono le fasi di lavoro o operazioni:

Sono attrezzature quelle che vengono usate per trasformare le materie prime in semilavorati e i semilavorati in prodotti finiti.

Ad ogni fase di lavoro corrispondono un insieme di specifiche attrezzature.

Le materie prime entrano una sola volta nel ciclo produttivo del processo grafico.

Le attrezzature vengono utilizzate molte volte.

Questo flussogramma operativo, estremamente elementare, può essere maggiormente dettagliato, mostrando quali sono le "sottofasi" di lavoro che costituiscono a loro volta ogni fase  di lavoro mostrata. Ad esempio, come già spiegato

la stampa si può a sua volta suddividere in:
la prestampa si può a sua volta suddividere (almeno) in:

La stampa

Concetti fondamentali sulla stampa

Stampa a impatto: si ha contatto tra la forma di stampa (o un dispositivo intermedio) e il supporto. E' caratterizzata dalla pressione di stampa.

Stampa senza impatto: non si ha contatto tra né la forma di stampa né un dispositivo intermedio e il supporto.

Pressione di stampa: è la pressione p esercitata durante la fase di stampa: p = F/S.  E' il rapporto tra la forza F esercitata tra la forma da stampa (o un dispositivo intermedio) e il la superficie S del supporto in contatto con la forma (o col dispositivo intermedio).

Pressione piana: si ha quando tanto la forma quanto il dispositivo di pressione hanno forma piana.

pressione piana
schema della stampa a pressione piana

Pressione piano-cilindrica: si ha quando la forma ha forma piana e il dispositivo di pressione (o un dispositivo intermedio) ha forma cilindrica.

pressione piano cilindrica
schema della stampa a pressione piano cilindrica

Pressione cilindrica: si ha quando tanto la forma (quanto l'eventuale dispitivo intermedio), quanto il dispositivo di pressione hanno forma cilindrica.

pressione cilindrica
schema della stampa a pressione cilindrica


Stampa (a impatto) diretta: si ha contatto diretto tra la forma di stampa e il supporto.

Stampa  (a impatto) indiretta: si ha contatto indiretto tra la forma di stampa e il supporto mediante un dispositivo intermedio.

Riserva di inchiostro: è la modalità con cui la forma trattiene e trasferisce l'inchiostro al supporto.

Ogni procedimento grafico a impatto raggruppa quei processi grafici che sono caratterizzati dall'avere lo stesso tipo di riserva di inchiostro.


I procedimenti a impatto

def. da UNI 7290: "Complesso di procedimenti in cui il trasferimento  dell'elemento di contrasto avviene tramite pressione tra la forma o altro dispositivo stampante e il supporto"

procedimento grafismi/
contrografismi
riserva di inchiostro schema della forma/principio di trasferimento del mezzo di contrasto (inchiostro)
principali processi grafici
rilievografico grafismi in rilievo rispetto ai contrografismi naturale

  • fase di inchiostrazione: l'inchiostro si ferma in modo naturale sui grafismi essendo questi in rilievo
  • fase di stampa: la forma viene premuta sul supporto e l'inchiostro presente sulle parti in rilievo viene trasferito in modo naturale a questo
  • xilografia a (importante per ragioni storiche, oggi utilizzata per scopi artistici);
  • tipografia (importante per ragioni storiche; utilizzata raramente ancora oggi per semplici prodotti quali biglietti da visita, carta intestat, buste)
  • flessografia (importante processo per la stampa di imballaggi, stampa di quotidiani)
  • letterset (stampa indiretta)
incavografico grafismi in incavo rispetto ai contrografismi meccanica

  • fase di inchiostrazione: l'inchiostro si ferma sia nei grafismi sia sui contrografismi
  • fase di pulizia: l'inchostro viene rimosso  dai contrografismi (operazione appunto meccanica, ad esempio mediante una racla in acciaio)
  • fase di stampa: la forma viene premuta sul supporto e l'inchiostro presente nelle parti in incavo viene trasferito a questo
  • calcografia (importante per ragioni storiche, oggi utilizzata per scopi artistici);
  • rotocalcografia (adatta alle alte tirature; stampa di riviste ad alta tiratura, imballaggio di qualità. Necessità di lunghi tempi di preparazione della forma)
  • tampografia (stampa indiretta; stampa su oggetti di forma irregolare)
planografico grafismi (lipofili) e contrografismi (idrofili) sullo stesso piano fisico-chimica

  • fase di bagnatura: la forma viene bagnata. I contrografismi idrofili trattengono l'acqua (per affinità fisico-chimica), i grafismi lipofili e idrorepellenti non la trattengono
  • fase di inchiostrazione: i contrografismi bagnati nella fase di bagnatura respingono l'inchiostro grasso. I grafismi lipofili lo trattengono (per affinità fisico-chimica)
  • fase di stampa: la forma viene premuta sul supporto (o su un dispositivo intermedio) e l'inchiostro  viene trasferito a questo
  • litografia (importante per ragioni storiche, oggi utilizzata per scopi artistici);
  • lito-offset (stampa indiretta; principale processo ad impatto; utilizzato per la maggioranza di prodotti grafici)
permeografico grafismi permeabili e contrografismi impermeabili filtrante

  • fase di inchiostrazione: l'inchiostro viene messo sulla forma dalla parte opposta al supporto
  • fase di stampa: viene passata una racla (in gomma) sulla forma, la quale forza l'inchiostro a filtrare attraverso i grafismi permeabili all'inchiostro, non attraverso i contrografismi che sono stati preventivamente resi impermeabili
  • serigrafia (stampa su tessuti, stampa con effetti particolari con alti spessori di inchiostro, usi artistici; circuiti elettronici stampati)

I procedimenti senza impatto

def. da UNI 7290: "Complesso di procedimenti in cui il trasferimento o l'attivazione dell'elemento di contrasto avviene senza pressione tra la forma o altro dispositivo e il supporto".
Una più moderna proposta di classificazione li definisce, più semplicemente "procedimenti senza forma di stampa". Al giorno d'oggi, quando si parla di stampa digitale si parla di stampa senza forma di stampa, quindi i due concetti sono diventati un po' sinomimi.

Ne descriviamo solo tre

procedimento principio di trasferimento o attivazione del mezzo di contrasto
principali processi grafici
fotochimico attivazione, grazie alla luce, del mezzo di contrasto già presente nel supporto, che successivamente potrà essere reso visibile mediante un trattamento chimico
  • fotografia
fotoelettrografico

attivazione elettrostatica, per mezzo di un raggio luminoso, dei grafismi su di una superficie fotosensibile che a seguito dell'azione della luce si carica elettrostaticamente e può attirare l'inchiostro o il toner a sua volta carico eletrrostaticamente. Ad ogni copia stampata la superficie può essere elettrostaticamente disattivata e ri-attivata con nuovi grafismi.
  • stampa laser
  • stampa Indigo (stampa indiretta)

a getto d'inchiostro (inkjet)

invio di particelle d'inchiostro verso il supporto mediante ugelli

  • stampa a getto d'inchiostro
...
...
...



Alcuni cenni ai processi grafici di stampa (a impatto) di maggiore importanza

Accenniamo qui soltanto alle caratteristiche dei principali processi grafici a impatto, ai principali prodotti grafici che con essi si possono realizzare e alle caratteristiche dei gruppi stampanti delle macchine da stampa utilizzate per i vari processi grafici.

Elementi principali della macchina da stampa

Precisiamo che una macchina da stampa, per qualsiasi processo grafico, può dirsi formata, in linea di massima, da un dispositivo di alimentazione, da uno o più gruppi stampanti, e da degli organi di uscita.

parti macchina da stampa



Procedimento rilievografico

Tipografia

Sebbene la tipografia sia un processo grafico che, dopo avere subito una grande evoluzione tecnica (dalle tecniche di composizione a manuali fino all'uso di più moderne tecnologie meccanizzate, ottiche ed elettroniche) ha ormai più importanza dal punto di vista della produzione industriale (avendola progressivamente persa in favore della più versatile stampa lito-offset a partire dagli anni '60 del XX secolo), essa continua ad avere una grande importanza dal punto di vista storico.

Spesso il termine "tipografia" è però tuttora utilizzato, un po' impropriamente, a identificare le tecniche e le arti di stampa, o anche che l'industria della stampa. Con "tipografia" spesso si intende un'azienda di stampa, indipendentemente dai processi grafici che vi vengono utilizzati.

Approfondimento: attualmente si assiste a una sorta di revival della tipografia, che da tecnica di grande importanza è diventata una tecnica quasi artistica che recupera le antiche tecniche di composizione manuale (si veda ad esempio qui: Fine Press Book Association , oppure si cerchi, ad esempio, la parola "letterpress" ("tipografia" in inglese) nel web per vedere la quantità di risorse che vi si trovano.


Linotype operators of the Chicago Defender
Un reparto di "linotype", nella sede del "Chicago Defender", nei primi decenni del '900. La linotype, inventata nel 1881 da Ottmar Merganthaler, era una straordinaria macchina che permetteva la composizione automatica del testo tipografico. L'operatore batteva il testo su una tastiera che veniva così composto e immediatamente fuso automaticamente in lega tipografica, linea per linea. Questa macchina ha permesso lo sviluppo e la diffusione dei giornali quotidiani in tutto il mondo.

Un interessantissimo vecchio filmato (in inglese), sul funzionamento di questa macchina (che permette di apprezzarne la complessità ma anche la raffinatezza), può essere visto qui: video linotyope (in inglese)


Presse Typographique de l'Eracom
Una macchina tipografica Heidelberg a foglio, a pressione piana, del tipo chiamato, dai tipografi italiani col nomignolo di "Stella": è stata certo una delle più diffuse macchine tipografiche mai realizzate (è stata in produzione dal 1950 al 1985, quando ormai la stampa tipografica stava venendo soppiantata dalla stampa lito-offset)).

Qui si può vedere un altro interessante vecchio filmato  (anche questo in inglese) sulla produzione tipografica di libri: video stampa tipografica libri (in inglese).

Flessografia

La flessografia (detta anche, abbreviando, stampa flexo) è attualmente un processo grafico in grande sviluppo tecnologico e in grande espansione commerciale. Il suo campo di applicazione principale è l'imballaggio, e trova grande applicazione nella stampa dei laminati,  ma anche dei quotidiani.

Deve il suo nome al materiale flessibile con cui sono realizzate le forme da stampa: inizialmente in gomma, attualmente in materiale plastico (fotopolimero) con caratteristiche meccaniche (di flessibilità e cedevolezza) analoghe a quelle della gomma.

I suoi principali vantaggi sono la sua versatilità di utilizzo su supporti con caratteristiche molto diverse gli uni dagli altri, alla sua economicità nelle grandi e piccole tirature.

Il suo limite principale, anche se in continua attenuazione, è la qualità che non può ancora competere con altri processi grafici quali la rotocalcografia e la lito-offset.

Fa utilizzo di inchiostri di bassa viscosità (o di alta fluidità, che vuol dire la stessa cosa).

Le macchine flessografiche sono sempre alimentate a bobina.



Schema semplificato di un tipico gruppo stampante flessografico:
A: cilindro anilox. Svolge la funzione di inchiostratore della forma. E' elemento tipico della macchina da stampa flessografica. E' un clindro in acciaio rivestito in rame cromato o, sempre più frequentemente in materiale ceramico. Sulla superficie sono ricavate delle minuscole cellette o aleveoli (anche 250 al cm) che si riempiono di inchiostro.
R: racla. E' una lama di acciaio che ha la funzione di asportare l'inchiostro in eccesso depositato sul cilindro anilox.
C: calamaio. E' il recipiente in cui viene posto l'inchiostro che viene raccolto dall'anilox
F: cilindro portaforma, in acciaio, sul quale sono applicate le forme.
P: cilindro di pressione, in acciaio
S: supporto di stampa
anilox
cilindro anilox e ingrandimento della sua superficie (fonte: http://print-techsolutions.co.uk)




forma flessografica


Approfondimento: si può visitare il sito dell'Associazione Tecnica Italiana per lo sviluppo della Flessografia.



Procedimento incavografico

Rotocalcografia

La rotocalcografia (detta anche, semplicemente, stampa rotocalco) è un processo grafico di grande importanza, che trova il suo punto di forza nelle grandi tirature di alta qualità. I suoi campi di applicazione principali sono riviste illustrate e cataloghi illustrati ad alto contenuto di immagine e ad alta tiratura, e l'imballaggio flessibile di qualità, la stampa su laminati plastici e metallici.

Una caratteristica di tutta la stampa incavografica (quindi anche della rotocalcografia) è che i grafismi incisi devono avere almeno una dimensione estremamente piccola per permettere un completo riempimento degli stessi da parte dell'inchiostro (effetto capillare). Nella calcografia, ad esempio, i grafismi sono costituiti da sottili solchi incisi.

Nella rotocalcografia i grafismi sono costituiti da minuscole cellette o alveoli. Si possono avere fino a 80 ÷ 100 cellette al cm. Le pareti che separano le cellette prendono il nome di setti, o coste, e costitituiscono i contrografismi.

La forma da stampa rotocalcografica è costituita da un cilindro in acciaio (che può avere lunghezze fino a oltre 3m e diametro di oltre 50 cm) rivestita da un sottile strato in rame. Nello strato di rame vengono incise le cellette.


cilindro rotocalco
cilindro rotocalco (fonte.: http://packaging-solutions.it)




rappresentazione della superficie ingrandita del cilindro-forma rotocalcografico. Sono visibili le cellette separate dai "setti", o "coste"

Il rame, una volta inciso, può venire cromato (ovvero rivestito di un sottilissimo strato di cromo) allo scopo di aumentarne al resistenza all'usura.

Gli alti costi di preparazione della forma ne fanno subire la concorrenza da un lato da parte della flessografia (nel settore dell'imballaggio) che è in continuo miglioramento qualitativo, e dall'altro lato della roto-offset (lito-offset a bobina, si veda più avanti) che oramai è in grado di stampare tirature anche molto alte.

Si può dire che la rotocalcografia è ancora interessante solo per le altissime tirature.

I lunghi tempi di preparazione della forma la rendono incompatibile con la produzione, ad esempio, dei quotidiani.

Fa utilizzo di inchiostri a bassa viscosità.

Le moderne macchine rotocalcografiche sono praticamente sempre alimentate a bobina.

A seconda delle caratteristiche delle cellette possiamo distinguere le forme rotocalcografiche in:

sezione della superficie di una forma con cellette convenzionali. Questa sezione, come le due seguenti, è solo schematica (la proprozione tra profondità e ampiezza delle cellette non è reale)
 
sezione della superficie di una forma con cellette autotipiche. Si noti che le cellette hanno tutte la medesima distanza tra i loro centri
 
sezione della superficie di una forma con cellette semiautotipiche. In questo caso la forma delle cellette è, grossomodo, piramidale, in quanto incisa da una punta di forma simile



E' facile riconoscere la stampa rotocalcografica ingrandendo una parte contenente dei caratteri. Questi presentano il classico bordo "seghettato" impronta delle cellette, non ottimale per la lettura.



Schema semplificato di un tipico gruppo stampante rotocalcografico:
C: calamaio. E' il recipiente in cui viene posto l'inchiostro
F: cilindro forma, in acciaio rivestito in rame, sul quale sono incise le cellette, successivamente cromato
P: cilindro di pressione, in acciaio rivestito in gomma
R: racla. Lama in acciaio che ha la funzione di asportare l'inchiostro dai contrografismi
S: supporto di stampa



Procedimento planografico

Litografia


La litografia è un sistema di stampa inventato da Alois Senafelder (Praga 1771 - Monaco di Baviera 1834) nel 1796. Senafelder scoprì la proprietà che la pietra calcarea (che vedeva prelevare nelle cave di Solnhofen), opportunamente levigata, poteva essere resa idrofila (cioè affine all'acqua) mediante acidificazione. La parola "litografia" viene dal greco lìthos, "pietra" e gràphein, "scrivere".

Tracciando su questa pietra, dei segni mediante una matita grassa, si osserva che le zone ove vengono tracciati tali segni sono invece idrorepellenti (cioè respingenti l'acqua) e lipofile (cioè affini ai grassi).

Se la pietra così trattata, viene bagnata, si osserva che l'acqua viene respinta dalle zone tracciate con la matita grassa (essendo idrorepellenti), mentre viene trattenuta dalldalla pietra rimasta scoperta.

Inchiostrando ora la pietra con un inchiostro a base grassa si osserva che l'inchiostro viene repinto dalla pietra rimasta scoperta, in quanto bagnata, e pertanto diventata liporepellente (cioè respingente il grasso), mentre viene trattenuto dalla parte non bagnata, cioè dalle zone ove sono stati tracciati i segni con la matita grassa.

Le parti lipofile costituiscono pertanto i grafismi, le parti idrofile, diventate liporepellenti a seguito della bagnatura, costituiscono i contrografismi. La pietra  così trattata è pertanto una forma da stampa e a questo punto può venire usata per stampare mediante un torchio da stampa.



Lito-offset

I fenomeni fisico-chimici che avvengono nella stampa litografica vengono sfruttati anche nella stampa lito-offset. Il prefisso lito sta a significare proprio questo, ma la pietra nella stampa lito-offset è sostituita da altri materiali con analoghe proprietà. Il termine offset, in inglese sta a significare "fuori-contatto", in altre parole "stampa indiretta". La stampa lito-offset viene normalmente chiamata semplicemente offset, il che sarebbe comunque un po' improprio, in quanto il termine offset indicherebbe genericamente qualsiasi processo di stampa indiretta.

La stampa lito-offset è al giorno d'oggi il processo di stampa a impatto di gran lunga più diffuso, grazie alla sua grande versatilità, alla possibilità di ottenere un'alta qualità di stampa, alla possibilità di stampare praticamente qualsiasi tipo di prodotto grafico.

La forma da stampa, nella stampa lito-offset è in genere al giorno d'oggi costituita da una lastra in alluminio anodizzato e microgranito. L'anodizzazione è un trattamento chimica che ha la funzione di rendere l'alluminio idrofilo e più resistente all'aggressione chimica. La microgranitura è una lavorazione che ha la funzione  di rendere la lastra più ruvida, quindi più idrofila e di permettere un miglior ancoraggio del composto lipofilo che viene steso sulla lastra di alluminio.

La formatura nel processo lito-offset avviene, al giorno d'oggi, seguendo due possibili metodi.

L'esposizione avviene attraverso una radiazione ultravioletta (UV). Il composto comunemente utilizzato è la resina diazoica (o diazocomposto, detto anche semplciemente "diazo"). Essendo fotosensibile esso cambia il suo stato quando esposto alla radiazione.

  Nelle più comuni lastre di questo tipo (dette PSP, ossia Pre-Sensibilizzate Positive, cioè sensibilizzate in fase di fabbricazione, pronte per l'uso, e che necessitano per l'esposizione di una pellicola positiva), il composto fotosensibile, con l'esposizione alla radiazione UV, cambia stato diventando da da insolubile a solubile.

L'esposizione avviene esponendole attraverso un film fotografico positivo posto sopra la lastra (ossia avente le parti corrispondenti ai grafismi annerite, e le parti corrispondenti ai contrografismi trasparenti).

In questo modo i contrografismi diventeranno solubili e i grafismi resteranno insolubili.

Successivamente all'esposizione le lastre vengono immersa in una soluzione acquosa di sviluppo.

Si avrà come risultato che lo sviluppo scioglierà le parti esposte alla radiazione, scoprendo così l'alluminio idrofilo, che costituirà appunto i contrografismi, mentre nelle parti non esposte rimarrà la resina, che costituirà i grafismi.



schema di esposizione di una lastra PSP. La radiazione UV solubilizza il diazocomposto.
La pellicola è posta a contatto della lastra. Per chiarezza schematica è qui invece raffigurata leggermente staccata





latra PSP dopo l'esposizione e lo sviluppo


Le lastre PSP sono solo uno tra i tanti tipi di lastre (sebbene siano tra le più comuni) presenti sul mercato. Alcuni tipi ad esempio non sono in alluminio, ma sfruttano analoghe proprietà di altri materiali. Altre non usano la resina diazoica, ma fotopolimeri o altre sostanze fotosensibili. Alcune di queste sostanze non diventano solubili se esposte alla radiazione ma al contrario sono inizialmente solubili e diventano insolubili quando esposte. Alcune sono sensibili alla luce visibile, altre alla radiazione UV.




Schema di principio di funzionamento di una fotounità "flatbed" (ossia a "letto piano").

A sinistra: Il laser si muove dirigendo il raggio laser (in giallo) che espone la lastra lungo la linea A1-B1, accendendosi e spegnendosi a seconda dei comandi inviatigli dal RIP. Arrivato al punto B1 il laser torna ad esporre la lastra dal punto A2.  Le distanza tra due linee può essere nell'ordine di qualche centesimo di mm. L'esposizione di un'intera lastra avviene in pochi minuti.

A destra: esempio  di schema di esposizione di un grafismo mediante una fotounità. Le linee azzurre corrispondono alle zone esposte dal raggio laser. Il grafismo, corrispondente nell'esempio al carattere "A", è ottenuto da un insieme di linee parallele.

Un sistema siffatto prende il nome di sistema CTP, ovvero Computer To Plate, che significa "dal computer alla lastra".

Le lastre per CTP non usano, quale composto fotosensibile, la resina diazoica, ma altri composti con caratteristiche differenti, a volte che solubilizzano, a volte che insolubilizzano sotto l'effetto della radiazione che li colpisce, che può essere luce visibile, radiazione UV, o radiazione IR (queste ultime prendono il nome di lastre termiche), a seconda del tipo di lastra. Oggigiorno la formatura CTP si è affermata in maniera quasi completa.

Julo [Public domain]
Una moderna fotounità

Il gruppo stampante lito-offset è caratterizzato dalla presenza del cilindro caucciù (detto in gergo, semplicemente, "cucciù") che costituisce il "dispositivo intermedio", essendo la lito-offset una stampa di tipo indiretto. E' necessario che cilindro porta forma e cilindro caucciù abbiano esattamente lo stesso diametro, poiché devono compiere lo stesso numero di giri rotolando uno contro l'altro senza strisciamenti. Se così non fosse infatti la forma trasferirebbe ad ogni giro il grafismo in una posizione differente, causando stampa sdoppiata.

E' evidente inoltre che la forma deve ricevere prima la bagnatura e poi l'inchiostrazione.


Schema semplificato di un tipico gruppo stampante lito-offset:

F: cilindro porta-forma, su cui viene avvolta e fissata la lastra
C: cilindro caucciù, rivestito con un telo gommato. Costituisce il dispositivo intermedio, esserndo la lito-offset un processo di stampa indiretto
P: cilindro di pressione, in acciaio.
B: rullo bagnatore. In una macchina reale sono normalmente due.
I: rullo inchiostratore. In una macchina reale sono normalmente quattro.

Approfondimenti: digitando su un motore di ricerca le parole "offset", "stampa offset", "offset printing" si possono trovare migliaia di pagine web sull'argomento.


Una macchina da stampa lito-offset "quattrocolori" a foglio : si vedono i quattro gruppi stampanti relativi ai quattro colori


Procedimento permeografico

Serigrafia

La serigrafia è di gran lunga il più importante processo grafico appartenente al procedimento permeografico.

La forma da stampa è costituita da un telaio rettangolare, che può essere realizzato con diversi materiali (in genere legno o acciaio), sul quale è teso un tessuto, detto, appunto "tessuto serigrafico. Originariamente tale tessuto era in seta, da cui il nome del processo. Il tessuto, attualmente, è di solito in poliestere o, in certi casi, realizzato con fili metallici.


Telaio serigrafico (fonte: http://www.handsoccupied.com)

Sul tessuto viene stesa una resina che ha lo scopo di rendere impermeabili all'inchiostro i contrografismi. Nel caso più semplice tale resina può essere stesa manualmente mediante un pennello, direttamente nelle zone costituenti i contrografismi.

Più comunemente si ricorre a un sistema di fotoformatura, che presenta alcune analogie con quanto si è visto per la formatura delle lastre PSP nel processo lito-offset.

In questo caso sul tessuto viene stesa una resina fotosensible. Tale resina viene esposta a una radiazione UV che  ha l'effetto di far avvenire, alla resina stessa, un cambiamento di stato, facendola passare dallo stato solubile a quello insolubile (ossia il contrario di ciò che avviene nelle lastre PSP).

La fase di formatura prevede pertanto che il telaio, così sensibilizzato, venga esposto alla radiazione UV in corrispondenza dei soli contrografismi: ciò può avvenire ponendo una pellicola positiva (coi grafismi opachi, che quindi non lasciano passare la radiazione, e coi contrografismi trasparenti, che quindi la lasciano invece passare ). Successivamente il telaio viene lavato, asportando così la resina rimasta solubile (cioè non esposta alla radiazione UV), ossia la parte corrispondente ai grafismi, mentre la resina divenuta insolubile (cioè quella esposta alla radiazione UV), rimarrà sul tessuto, rendendolo impermeabile.

La fase di stampa prevede che l'inchiostro, posto sul tessuto all'interno del telaio, venga forzato a passare attraverso le parti di tessuto permeabile (i grafismi), mediante una racla in gomma.


stampa serigrafica, mediante raclatura manuale


:: Torna all'indice :: << Paragrafo precedente << >> Paragrafo successivo >>





Livio Colombo
Alcuni diritti riservati:
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.