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Stampa autotipica: quando in un processo di stampa, per le sue caratteristiche, non è possibile ottenere il trasferimento del grafismo sul supporto variandone l'intensità, le variazioni tonali (l'effetto di "chiaroscuro") devono essere ottenute mediante la scomposizione dei grafismi in grafismi sufficientemente piccoli da non essere distinguibili dall'occhio. Variando le dimensioni di questi piccoli grafismi, o la loro distanza reciproca, è possibile ottenere l'effetto di chiaroscuro. Un processo di stampa che utilizza questo sistema è detto autotipico.
Concetto di densità ottica (detta spesso, semplicemente, densità) del grafismo: rappresenta la proprietà del grafismo di assorbire la luce. Un grafismo di alta densità ha una tonalità più scura, rispetto a uno di bassa densità. Il bianco perfetto ha densità pari a zero. Non esiste un valore limite superiore alla densità. Verrà definita puù rigorosamente, in senso fisico, più avanti. In un certo senso rappresenta un modo per indicare la misura della proprietà di un grafismo di essere scuro.
Concetto di retinatura: scomposizione del grafismo in grafismi più piccoli, in genere punti, allo scopo di rendere l'effetto di chiaroscuro con un sistema di stampa autotipico, sfruttando l'incapacità dell'occhio di distinguerli se osservati dalla normale distanza.
esempio di immagine retinata, molto ingrandita. Osservandola da
un opportuna distanza i punti non si distinguono più, ma si vede
solo l'effetto di chiaroscuro
(fonte: http://serigrafiaitalia.cplfabbrika.com/)
Alcuni processi di stampa con cui si possono ottenere delle reali variazioni densità: l'inchiostro può essere trasferito al supporto con spessori differenziati:
Le immagini possono essere:
Per sintesi additiva si intende la formazione dei colori sovrapponendo
(in pratica addizionando) tre luci base o fondamentali
opportunamente scelte. Si utilizzano il rosso, il verde
e il blu che sono proprio le tre componenti della
luce. Nessuno di questi tre colori è una miscela degli altri
due. La scelta di questi tre colori permette di ottenere una miscela
più ampia di colori.
inviando al nostro occhio le tre componenti R, G e B, si
ricostruirà la luce bianca (W)
inviando al nostro occhio le sole componenti G e B, si avrà la
sensazione del Cyan (C)
inviando al nostro occhio le sole componenti B e R, si avrà la
sensazione del Magenta (M)
inviando al nostro occhio le sole componenti R e G, si avrà la
sensazione del Giallo (Y: "yellow")
Anche proiettando su uno schermo bianco le stesse luci si avrà
la formazione dei colori nello stesso modo.
Per sintesi sottrattiva si intende la formazione dei colori
sovrapponendo dei filtri di colore base o fondamentali della
sintesi sottrattiva opportunamente scelti in modo che ognuno
di essi blocchi delle componenti della luce.
Si utilizzano il cyan (C), il magenta(M) e il giallo
(Y), colori che come si è detto sono dati ciascuno da due
componenti della luce.
Degli inchiostri trasparenti sovrapposti nella stampa l'uno
all'altro, oppure mescolati uno all'altro, possono essere essere
intesi anche loro come dei filtri.
Sono proprio gli inchiostri cyan magenta e giallo che vengono
usati nella stampa in quadricromia. Si parla di quadricromia
perché, in aggiunta, si utilizza anche il nero (K,
dall'inglese "blacK" o "Key" inteso come colore
chiave).
Un inchiostro ideale è un inchiostro che lascia passare
attraverso il suo spessore due componenti della luce, bloccandone
una terza.
un inchiostro giallo lascia passare attraverso il suo spessore la luce rossa e verde:
infatti il giallo
è fatto di rosso e di verde:
la luce che passa attraverso l'inchiostro viene riflessa dal supporto
bianco e successivamente passa nuovamente attraverso lo
spessore dell'inchiostro;
in pratica, si può dire, che l'inchiostro giallo riflette la luce rossa e verde, e che assorbe la luce blu (blu e giallo si dicono complementari)
Sovrastampando due inchiostri per quadricromia, nell'esempio giallo e magenta, passa una sola componente della luce;
il magenta assorbe il verde (il suo complementare) e lascia passare il rosso e il blu;
il giallo assorbe il blu (il suo complementare) e lascia passare il rosso e il verde, ma il verde è già stato bloccato dal magenta sovrastante, quindi solo il rosso arriva al supporto bianco, e da questo viene riflesso;
la sovrapposizione di giallo e magenta dà pertanto il rosso;
lo stesso avviene se i due inchiostri vengono tra loro mescolati: si ottiene un inchiostro rosso;
se si tratta di inchiostri ideali nulla cambia se si inverte l'ordine di stampa
Sovrastampando i tre inchiostri per quadricromia, giallo, magenta e cyan, vengono fermate tutte le componenti della luce;
il cyan assorbe il rosso (il suo complementare)
e lascia passare il verde e il blu;
il magenta assorbe il verde (il suo
complementare) e lascia passare il rosso e
il blu, ma il rosso è già stato bloccato
dalcyan sovrastante, quindi solo il blu passa;
il giallo assorbe il blu (il suo complementare)
e lascia passare il rosso e il verde, ma
il rosso e verde sono già stati bloccati dagli inchiostri
sovrastanti, nessuna componente arriva al supporto.
la sovrapposizione di giallo e magenta e cyan dà pertanto il nero;
se si trattasse di inchiostri ideali nulla cambia se si inverte l'ordine di stampa;
lo stesso avviene se i tre inchiostri vengono tra loro mescolati: si ottiene un inchiostro nero;
nella realtà, poiché non abbiamo inchiostri ideali, si ottiene un nero sporco e poco profondo: ecco perché in stampa non si usa la tricromia (CMY), ma piuttosto la quadricromia (CMYK), usando anche l'inchiostro nero;
un altro motivo è dovuto al fatto che, quando si deve ottenere il nero, se utilizzo l'inchiostro nero anziché cyan magenta e giallo, utilizzo nel complesso meno inchiostro, con un ripsarmi economico, una maggior rapidità di essiccazione e si evitano una serie di problemi in stampa.
L' "addizione" di colori può avvenire nell'occhio anche quando abbiamo a che fare con degli elemeniti di immagine che sono molto piccoli. Si osservi il mosaico di quadratini verdi e rossi qua sotto, e poi ci si allontani dal monitor fino a non essere più in grado di distinguere i singoli quadratini, e si noti come, anziché il verde il rosso, si vedrà il giallo.
La sintesi addittva è sfruttata, ad esempio, nei monitor, in cui ogni pixel è quadrato, e formato da minuscole barrette luminose colorate in R, G e B. A causa delle piccole dimensioni del singolo pixel l'occhio non è in grado di distinguere tre barrette, e i colori da esse prodotte si misceleranno all'interno del nostro occhio.
Pixel è la contrazione di "Picture Element", ossia "elemento dell'immagine".
Regolando l'intensità delle tre componenti si potranno sintetizzare
infiniti colori.
un pixel del monitor ingrandito. Se lo zoom della
pagina è al 100% (dimensioni normali) questo ingrandimento è di
circa 100 volte.
L'ingrandimento del monitor, in cui si vedono gli elementi luminosi RGB dei singoli pixel.
Una zona bianca del monitor corrisponde alla massima intensità luminosa
delle tre "barrette" RGB (valore massimo par a 255)
Una zona ddi un'immagine , ad esempio, rossa, corrisponde alla massima accensione della barra R, e alla minima del G e del B (valori, rispettivamente: 255, 0, 0)
Un immagine digitale è formata quindi da un mosaico di colori. Il file che la contiene deve memorizzare una tabella di numeri che corrispondono al colore di ciascun pixel. Questi numeri vanno da 0 a 255 (sono possibili quindi 256 valori di rosso, di verde, di blu). Ogni pixel contiene tre valori.
un immagine a colori, come la vediamo sul monitor. Questa immagine è fatta di 600 x 400 = 240˙000 pixel
la stessa immagine ingrandita: si vedono i singoli pixel
Qui si può provare che colore esce inserendo i valori R, G, B compresi tra 0 e 255.
Inserire qui tre valori decimali compresi tra 0 e 255 per vedere a che
colore corrispondono.
L'ottenimento delle varie tonalità dei colori mediante la sintesi adittiva è possibile quando i colori si formano addizionando le luci, come sul monitor.
Ma quando si stampa è necessario ricorrere alla sintesi sottrattiva, poiché gli inchiostri si ricomprono gli uni con gli altri, sottraendosi colore a vicenda.
Anche in questo caso, miscelando i colori fondamentali della sintesi sottrattiva (cyan, magenta, giallo) possiamo ottenere infinite tonalità di colori.
Tuttavia, poiché gli inchiostri da stampa non sono perfetti, nella stampa si utilizza anche un quarto colore: il nero. Questo ha il duplice vantaggio di permettere di ottenere dei neri più profondi e più neutri, e di utilizzare complessivamente meno inchiostro.
Questo non è invece necessario quando la sintesi sottrattiva viene utilizzata per ottenere i colori in altri contesti, come ad esempio nelle pellicole fotografiche (e cinematografiche) a colori, ormai assai meno utilizzate di un tempo. Quii colori vengono ottenuti grazie a dei pigmenti colorati cyan, magenta e giallo incorporati nella pellicola: grazie alla purezza di colore che si riesce ad ottenere per questi tipi di pigmenti, assai diversi da quelli presenti negli inchiostri, si può benissimo fare a meno del pigmento nero.
Inoltre abbiamo visto che per stampare con un processo di stampa autotipico è necessario retinare le immagini. Lo abbiamo visto per le immagini a un colore, ma la retinatura è necessaria anche per la stampa a colori.
Un immagine retinata a colori
Un immagine retinata a colori
Analizzandola ingrandita si vede che è formata da punti cyan, magenta, giallo e nero, di dimensione variabile (preché in questo caso è stata utilizzata una retinatura di tipo a modulazione di ampiezza).
Si vede che in parte i punti si sovrappongono, in parte no. Nelle zone più scure dell'immagine prevale la sovrapposizione di punti, mentre nelle parti più chiare no.
La sintesi del colore allora, nella stampa a colori retinata, è in parte addittiva, e in parte sottrattiva: prevale la sintesi sottrattiva nelle parti più scure, prevale la sintesi addittiva nelle parti più chiare.
Per stampare in quadricromia, come CMYK, è necessario realizzare le selezioni di colori, rispettivamente:
la selezione del cyan;
la selezione del magenta;
la selezione del giallo;
e la selezione del nero;
Le selezioni si chiamano così perché sono immagini che sono state ottenute selezionando un solo colore.
Stampando, le forme da stampa verranno inchoistrate con gli inchiostri cyan, magenta, giallo e nero.
Sono dette progressive di stampa le stampe che a volte vengono fatte, a scopo di prova. utilizzando solo alcuni dei 4 colori. Qui, allo scopo di comprendere meglio i concetti di stampa in quadricromia, mostriamo le progressive stampate con un solo colore.
Se stampassimo usando un solo inchiostro per volta otterremmo:
la progressiva con il solo cyan;
la progressiva con il solo magenta;
la progressiva con il solo giallo;
la progressiva con il solo nero;
Infine mostriamo la progressiva con la stampa del cyan, magenta e giallo, senza il nero: si vede subito quanto il nero sia necessario per "completare" l'immagine.
L'effetto moiré, o marezzatura, è un effetto ottico data dall'interferenza che si ha quando si sovrappongono dei motivi regolari che differiscono poco l'uno dall'atro.
Nel caso della stampa può aversi quando si stampano i retini con inclinazioni errate.
Le inclinzazion corrette dei retini sono 75° per il Magenta e 15° per il Cyan. 45° per il nero e 90° per il giallo. Le inclinazioni di Magenta e Cyan possono essere anche invertite.
Una foto con un forte effetto moiré: sono errate le inclinazioni dei 4 retini.
Cliccando qui si può provare a vedere che colore esce inserendo le percentuali di punto degli inchiostri C, M, Y, K (valori comopresi tra 0% e 100%) e scegliendo le inclinazioni dei retini per vedere l'eventuale effetto moiré. I colori C, M, Y, K imitanoi colori degli inchisotri reali, compresa la loro cromaticità non ideale (lo script è un po' lento ha qualche problema con alcune versioni del Browser Mozilla Firefox)
Livio Colombo
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