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La composizione manuale e la stampa tipografica

La fase di stampa vera e propria è preceduta da una fase di preparazione della forma: la formatura. Nella stampa tipografica  a caratteri  mobili, poiché la forma è costituita da solo testo, la fase di formatura si identifica con la fase di composizione del testo.

In qualche caso, tuttavia, venivano inseriti delle immagini, realizzate inizialmente in legno (con la tecnica della xilografia), poi in metallo (clisché tipografici), infine anche co materiali plastici.

In altri processi di stampa, come vedremo, la composizione del testo, così come l'elaborazione e la preparazione delle immagini, l'impaginazione (disposizione nella pagina di testo e immagini) , l'imposizione (disposizione di più pagine nella forma) e la formatura, sono invece fasi ben distinte. Insieme costituiscono la fase di prestampa. Questi concetti verranno meglio chiariti più avanti.

La stampa tipografica a caratteri mobili, nata con Gutenberg, ha avuto una grande importanza fino alla metà (e anche più) del XX secolo, anche se, nel tempo, per lavori complessi è stata via via sostituita da sistemi più moderni. Ha continuato ad avere tuttavia una notevole importanza per la realizzazione di stampati semplici, quali volantini, biglietti, carte intestate.

Al giorno d'oggi vive una nuova giovinezza per la realizzazione di stampati, anche complessi, che sono alla stregua di vere e proprie opere d'arte.

Ma la sua importanza è anzitutto storica, e il suo studio e la sua comprensione sono fondamentali per la comprensione di aspetti della grafica anche nell'era "tutta digitale".

E la sua importanza è tale che lo stesso termine "tipografia" ancora al giorno d'oggi si identifica spesso con il termine di "stampa", o con l'officina in cui si effettua la stampa (es. "la tipografia del Corriere della Sera" ad indicare il luogo dove il Corriere è stampato), anche se magari, come in genere avviene, si stampa utilizzando altri sistemi di stampa.

Ancora, il termine "tipografia" è utilizzato dai grafici per indicare lo stile, soprattutto dal punto di vista del carattere e del testo, di uno certo stampato.

Descriviamo qui di seguito le fasi del processo tipografico, in riferimento a procedure (e attrezzature) un po' più moderne rispetto a Gutenberg. Diciamo che ci collochiamo. idealmente, tra il XIX e il XX secolo.

Fase di composizione del testo

  1. il tipografo compone la linea di testo prelevando i caratteri dalla cassa tipografica e disponendoli uno a uno sul compositoio. Tra le parole sono inseriti gli spazi, caratteri non stampanti, di altezza un poco inferiore delle lettere, e di diversi spessori. All'inizio della prima linea composta di un paragrafo può essere inserito uno spazio di rientro;
  2. completata la linea questa viene giustificata, ossia vengono aggiunti o sostituiti spazi in modo che tutte le linee siano di ugual lunghezza (la lunghezza si chiama "giustezza"). La composizione può essere:
  3. la linea viene quindi trasferita sul vantaggio;
  4. una nuova linea viene composta e trasferita al vantaggio;
  5. tra una linea e l'altra potrebbe essere posta un interlinea, lamine metalliche più basse dei caratteri per cui non stampanti, di diverso spessore. La composizione può essere:
  6. sul vantaggio possono essere collocate più colonne, separati da degli spazi.
  7. altri elementi della composizione potrebbero essere i filetti e i fregi;
  8. una volta completata la composizione questa viene legata (con l'apposito spago) per tenerla assieme;
  9. la composizione viene delicatamente trasferita nel telaio, attorno alla composizione vengono posti i margini, e contro questi i cunei, o in epoca più recente, i serraforme;
  10. lo spazio tra i serraforma e il telaio viene riempito con altri margine.
  11. lo spago viene eliminato e i serraforme vengono bloccati: si allargano e bloccano saldamente tutta la composizione nel telaio.

Il telaio con la composizione al suo interno bloccata costituisce la forma da stampa tipografica che verrà immessa nel torchio, o nella macchina da stampa.

2 job cases
  due tipi di casse tipografiche americane. In Italia la più diffusa era la cassa "Rossi".

Handsatz
compositoio

Handsatz Zubehoer
vantaggio
su cui è appoggiato un blocco di testo composto, un punteruolo, lo spago, il compositoio


Locked-up form
composizione nel telaio
bloccata dai cunei serraforma

La composizione può poi essere:

La prima linea dei paragrafi può avere un rientro.
Nella composizione giustificata l'ultima riga viene riempita di spazi per essere completata e costituisce il cosiddetto "righino".



Fase di stampa

  1. La forma viene fissata e trasferita sul porta forma della macchina tipografica (o del torchio): fa parte della fase di avviamento della stampa;
  2. viene caricata la carta nel mettifoglio e messo l'inchiostro nel calamaio;
  3. vengono effettuate le regolazioni della macchina: la pressione di stampa, la quantità di inchiostrazione, il posizionamento dei registri affinché tutti i fogli ricevano la stampa nella stessa precisa posizione;
  4. vengono stampati i fogli di avviamento (i primi su "fogliacci", poi su fogli uguali a quelli della tiratura), con la stessa procedura dei successivi punti da 5 a 9, e perfezionate le regolazioni;
da 1 a 4 costituiscono la fase di avviamento.
  1. Viene inchiostrata la forma;
  2. viene posizionato il foglio
  3. viene esercitata la pressione tra dispositivo di pressione e forma di stampa tra i quali viene premuto il foglio
  4. viene prelevato il foglio stampato
  5. di nuovo 5.
da 5 a 9 costituiscono la fase di tiratura

al termine della fase di stampa la la forma viene smontata e i caratteri vengono riposti negli appositi scomparti della cassa.

Passata l'epoca dei torchi da stampa (ma i torchi hanno continuato a esistere, in versioni di dimensioni ridotte, come "tiraprove", ossia come semplici macchine destinate a efefttuare prove di stampa senza impegnare la macchina da stampa vera e propria) le fasi da 2 a 6 hanno cominciato ad avvenire in maniera completamente meccanizzata.

Più avanti analizzeremo meglio, anche se sinteticamente, il funzionamento di una macchina tipografica.

Pedalina
Una semplice macchina da stampa tipografica, in Italia spesso chiamata "pedalina"

Due concetti importanti:

possiamo dividere la stampa quindi in due ulteriori fasi

col termine tiratura si intende anche il numero delle copie che vengono stampate.



Il carattere tipografico



parti del carattere tipografico

La disciplina che analizza la misura del testo e del carattere prende il nome di tipometria.

Il corpo rappresenta la più importante dimensione che identifica il carattere. In inglese viene indicato con il termine em.


Una composizione con carattere dello stesso tipo (Baskerville) ma corpo differente.



Le dimensioni del carattere e della linea composta stampata



dimensioni e nomenclatura del carattere e della linea tipografica stampata

L'unità di misura tipografica è il punto tipografico (detto anche francese, o Didot), pari a 0,376 mm, quello usato in Italia

12 punti costituiscono una riga, detta anche Cicero

Esiste anche il punto inglese, o Pica, leggermente diverso, pari a 0,352 mm.

In era digitale si è affermato il punto DTP, o punto PostScript®, pari a 1/72 di pollice (1/72 inch), ossia pari a 0,352777..., quindi assai simile al punto inglese. Si tratta della dimensione di un singolo pixel dei monitor di tipo CRT (ormai assai poco diffusi). I monitor attuali hanno i pixel più piccoli, e lo stesso vale per gli schermi di dispositivi quali gli smartphone.
Un testo su un monitor CRT, ad esempio, con corpo 12, se ingrandito al 100%, sarà grande circa come un testo tipografico stampato con corpo 12. Su un monitor diverso, come ad esempio un più moderno monitor LCD, risulterà invece un po' più piccolo.

L'altezza di tutti i caratteri tipografici, indipendentemente dal corpo, è sempre ovviamente uguale (di solito 62 2/3 punti tipografici). Al giorno d'oggi, questa è un'informazione che non ha alcun interesse pratico, ma solo interesse storico, in quanto i caratteri tipografici fusi hanno perso la loro importanza.

L'interlinea è la distanza tra due linee adiacenti, o meglio, tra la linea di spalla superiore della linea composta sotto, e la linea di spalla superiore della linea composta sopra.



Se non c'è interlinea tra due linee adiacenti, si dice che la composizione è sterlineata.



Il piccolo spazio tra la linea delle discendenti e la linea di spalla inferiore e lo spazio tra la linea delle ascendenti e quella di spalla superiore assicura che anche per una composizione sterlineata i caratteri ascendenti e discendenti di due linee adiacenti non si tocchino mai.

Si osservi che non tutti i caratteri, dello stesso tipo e corpo, non hanno necessariamente uguale larghezza: ad esempio una "m" ha maggior larghezza di una "i":


Ma alcuni tipi di carattere (detti anche "monospaziati") hanno ogni carattere dello stesso corpo (compresi gli spazi) con uguale larghezza (come ad esempio i caratteri della macchina da scrivere):



Lo strumento per misurare le dimensioni tipografiche si chiama tipometro: esso non è altro che un righello trasparente graduato in punti tipografici.

Poiché osservando una composizione stampata le linee di spalla non sono visibili, ma dobbiamo, in un certo senso, "immaginare" dove passano, per determinare con il tipometro il corpo e l'interlinea si può operare con la regola che segue.

Nelle figure ogni quadretto è fatto corrispondere a 1 punto tipografico:


Se la composizione è sterlineata (con un po' di allenamento e di occhio si riesce a capire a prima vista se una composizione è sterlineata o interlineata), per determinare il corpo è sufficiente misurare la distanza tra due linee corrispondenti della composizione: due linee di base, oppure due linee mediane superiori, o ancora due linee discendenti. Ma la cosa migliore è misurare la distanza tra due linee di base (in blu nella figura) perché facilmente individuabili (tutte le maiuscole, eccetto a volte le Q, poggiano sulla linea di base). La loro distanza corrisponde al corpo (evidenziato in grigio chiaro, tra le linee rosse).



Se invece la composizione è invece  interlineata, o comunque in generale (quindi se non sappiamo se la composizione è sterlineata o interlineata), si può tenere conto che il rapporto tra corpo e altezza delle maiuscole è (indicativamente, non esattamente uguale per tutti i tipi di carattere) di circa 1,5. Per i caratteri lineari (senza grazie), essendo in genere meno slanciati, questo rapporto è in genere un numero un po' più piccolo: circa 1,333 (ossia 4/3)

per cui, indicativamente:

per i caratteri con grazie: corpo ≈ 1,5 x altezza delle maiuscole

per i caratteri lineari: corpo ≈ 1,333 x altezza delle maiuscole

Pertanto per misurare il corpo e l'interlinea di una composizione si può operare così:

Nell'esempio, se ogni quadretto corrisponde a 1 punto tipografico, l'altezza delle maiuscole è 8 punti quindi il corpo è circa:

corpo = 1,5 x altezza maiuscole x 1,5 = 1,5 x 8 = 12 punti

La distanza tra due linee di base è 18 punti quindi l'interlinea è:

interlinea = distanza tra linee corrispondenti - corpo = 18 - 12 = 6 punti

Nella figura l'interlinea è rappresentata in grigio scuro, il corpo in grigio chiaro.

Attenzione però! Con la misura dell'interlinea si possono intendere due cose un po' diverse, è necessario fare un po' di attenzione:

Pertanto, ad esempio, le due seguenti indicazioni potrebbero avere lo stesso significato:

I font

Una prima classificazione dei caratteri può suddividerli come con grazie (serif) o senza grazie (sans-serif o lineari o "bastoni"), dove le grazie sono i tratti terminali che ne determinano la riconosciblità e anche la migliore o peggiore leggibilità e/o stampabilità.

Aldo Novarese, importantissimo grafico e progettista di caratteri, stabilì una assai rigorosa classificazione in 10 famiglie di caratteri:

Un carattere si distingue poi per il suo tipo, o font.

La parola font deriva dall'antico francese "fonte", inteso come "che è stato fuso". Nelle tipografie inglesi a volte si usava il termine fount.

La diatriba se in italiano font sia una parola di genere maschile (il font) o femminile (la font) è del tutto irrisolta: suggerisco di usarlo come vi pare!

Il concetto di font è un po' cambiato dall'epoca della tipografia col "piombo" all'epoca della grafica digitale.

All'epoca della tipografia con font si intendeva un gruppo di caratteri omogenei per tipo, corpo, peso e inclinazione:

All'epoca digitale, poiché i caratteri possono essere scalati in dimensione, ad esempio con "Garamond" si intende un certo font, indipendentemente dal suo corpo.

Più correttamente l'inglese usa il termine typeface. Ad esempio con "Garamond", nella terminologia tipografica inglese, senza specificare corpo, peso e inclinazione, anche all'epoca della tipografia si intendeva un certo "typeface".


Alcuni esempi: ovviamente la dimensione del corpo è relativa: la dimensione effettiva dipende da come viene visualizzata sul monitor.

Tutti i caratteri Baskerville dell'esempio appartengono allo stesso typeface (Baskerville): hanno diverso corpo (12 e 14) diversa inclinazione e peso. Tradizionalmente rappresentavano font differenti; oggi, nell'era digitale, Baskerville 12 e Baskerville 14 vengono considerati lo stesso font, diversmente scalati.

GaramondSpecimenA

Il carattere Garamond, uno dei più diffusi (e belli) tra i caratteri serif

Font digitali

In epoca digitale possiamo dire che un font è una raccolta di immagini vettoriali (ossia immagini matematicamente definite nella loro forma, ma si capirà più avanti più compiutamente il significato di immagine vettoriale) a ciascuna delle quali è associato il codice corrispondente a un carattere.

Al codice 01100111 corrispondente al carattere "g" è associata un'immagine che serve a visualizzare quel carattere "g minuscola" in un certo specifico modo.

Premendo il tasto "g" si invia al computer il codice 01100111 che corrisponde a "g". Ma quella "g" verrò visualizzata sul monitor, o stampata, con uno spegifico segno (un "glifo") che dipende dal font associato al suo codice.

Come si è detto il computer permette di variare a piacimento le dimensioni del carattere, mantenendone la forma, per cui di un font digitale non viene specificato il corpo, in quanto gli può essere assegnato qualsiasi corpo.

Di alcuni font digitali anche il diverso peso e la diversa inclinazione possono essere ottenuti deformando digitalmente il disegno carattere base, ma nella maggioranza dei casi no: il font normale, il font corsivo, e il font grassetto nascono disegnati come font differenti.


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Livio Colombo
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