Composti fotosensibili (e termosensibili)

Una sostanza fotosensibile è una sostanza che, colpita da una radiazione luminosa (ossia dalla luce), cambia qualcuna delle sue caratteristiche.

Un esempio che ci è familiare è la nostra pelle: esposta alla luce del sole diventa (più o meno a seconda degli individui) più scura.

Spesso il cambiamento di queste caratteristiche, per mantenersi nel tempo, deve essere stabilizzato mediante un qualche trattamento fisico o chimico.

Un esempio è la pellicola fotografica: viene esposta alla luce all'interno dell'apparecchio fotografico. Alcune parti prendono più luce e altre meno (in questo modo si forma l'immagine latente, ossia "nascosta"). Per potere rendere visibile questa immagine è necessario svilupparla con un trattamento chimico che rende le parti che sono state colpite dalla luce scure, lasciando chiare quelle che di luce ne hanno presa poca (si forma così un'immagine negativa).

Nell'industria grafica si usano materiali che colpiti dalla luce passano:
  1. da uno stato inizialmente insolubile a uno stato finale solubile: lo sviluppo (a volte un semplice lavaggio) asporterà le parti diventate solubili;
  2. da uno stato inizialmente solubile a uno stato finale insolubile: lo sviluppo (a volte un semplice lavaggio) asporterà le parti rimaste solubili;
  3. si caricano elettrostaticamente.

Fanno parte del caso "a" pochi, ma importanti, composti: i diazocomposti utilizzati nelle lastre lito-offset PSP;

fanno parte del caso "b" la maggior parte dei composti usati nel settore della formatura grafica: alcuni diazocomposti (usati nelle lastre lastre lito-offset PSN), i fotopolimeri (che passano dallo stato di monomeri allo stato di polimeri), utlizzati in tantissime applicazioni (ad esempio cliché flessografici, lastre lito-offset CTP e molto altro);

fanno parte del caso "c" i materiali con cui sono rivestiti i tamburi di trasferimento del toner nelle macchine da stampa digitale (stampa laser, stampa Indigo ®).

Vengono indicati come fotosensibili anche quei composti (e sono molti) che, anziché essere sensibili alla luce (quindi a una radiazione visibile) sono sensibili alla radiazione UV (che, anche se non visibile, è per molte caratteristiche assai simile alla luce, e spesso vi si accompagna in misura più o meno maggiore)

Vengono indicati invece come termosensibili quei composti (assai importanti) che sono sensibili alla radiazione IR (non visibile, e che sviluppa calore), ma le considerazioni fatte sono le stesse che valgono per i composti fotosensibili.




Livio Colombo
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