Da sola la grammatura non dà tutte le informazioni sullo spessore della
carta.
Si può indicare in micron (µm, ossia millesimi di millimetro), o in
millimetri (mm).
Rappresenta il rapporto tra lo spessore, espresso in micron, e la
grammatura, espressa in grammi al metro quadrato.
), ma in genere la si
espirime (impropriamente) come se fosse un semplice numero puro.
Dimensionalmente è anche un volume specifico, ossia l'inverso di un peso
specifico, in quanto la sua unità di misura può essere espressa anche
come dm
Una carta con una mano elevata è una carta con un minor peso
specifico. E' detta anche una carta "spessorata".
La
carta usomano, che non
subisce trattamenti particolari dopo la formazione del foglio, è una
carta abbastanza porosa, che contiene parecchia aria, e ha pertanto una
mano abbastanza elevata (circa 1,5)
La
carta patinata, alla quale
è aggiunta, dopo la formazione del foglio, appunto la
patina,
sostanza che ne diminuisce la porosità e la rende più compatta, è una
carta invece con una mano più bassa (da 1 a 1,3).
Formato della carta
La carta tagliata in fogli viene venduta in diversi formati, a volte
standardizzati, a seconda dell'uso che ne viene fatto.
I più importanti formati per la carta da stampa in fogli sono le serie:
- elefante: 100cm x 70cm
- protocollo: 88cm x 64cm
Dimezzando man mano il lato lungo si hanno anche i formati derivati:
denominazione
|
lato corto
[cm]
|
lato lungo
[cm]
|
doppio elefante
|
100
|
140
|
elefante
|
70
|
100
|
mezzo elefante
|
50
|
70
|
quarto elefante
|
35
|
50
|
denominazione
|
lato corto
[cm]
|
lato lungo
[cm]
|
doppio protocollo
|
88
|
128
|
protocollo
|
64
|
88
|
mezzo protocollo
|
44
|
64
|
quarto protocollo
|
32
|
44
|
I più importanti formati dei prodotti finiti sono la serie A (definita
da norme ISO) e la serie B.
Entrambi questi formati (ISO A e ISO B) hanno la caratteristica di avere
i lati in rapporto 1:√2. In questo modo, tagliando o piegando il foglio
in due parti uguali, dimezzando il lato lungo, i nuovi lati che ne
risulteranno saranno sempre in rapporto 1:√2.
La serie ISO A prende origine dal formato A0 che ha superficie pari a 1m
2,
e che quindi misura 84,1cm x 118,9cm.
dimezzando man mano il lato lungo si hanno:
denominazione
|
lato corto [cm]
|
lato lungo [cm]
|
A0
|
84,1
|
118,9
|
A1
|
59,4
|
84,1
|
A2
|
42,0
|
59,4
|
A3
|
29,7
|
42,0
|
A4
|
21,0
|
29,7
|
A5
|
14,8
|
21,0
|
La serie ISO B prende origine dal formato B0 che ha lato minore pari a
1m, e che quindi misura 100,0cm x 141,4cm.
dimezzando ogni volta il lato lungo si hanno:
denominazione
|
lato corto [cm]
|
lato lungo [cm]
|
B0
|
100,0
|
141,4
|
B1
|
70,7
|
100,0
|
B2
|
50
|
70,7 |
B3
|
35,3
|
50
|
Come si vede la serie ISO B non si discosta molto dalla serie elefante,
e viene a volte usata per i formati da stampa.
Calcolo dello spessore della carta, del peso della carta, del
quantitativo di carta (lunghezza del nastro) contenuto in una bobina
Per le formule di calcolo si veda il
prontuario di definizioni, concetti e formule.
Caratteristiche meccaniche della carta
Provino
Per provino, in tecnologia cartaria, si intende un foglio di carta tagliato nella opportuna forma e dimensioni necessarie per effettuare delle prove di resistenza meccanica della carta.
Resistenza a trazione
Applicando due forze uguali e opposte a un provino di carta, giacenti
nel piano stesso del provino, questo, superato un certo
valore della forza, ovviamente cede e si rompe.
Tale forza, misurata con un dinamometro, dipende ovviamente
dalle caratteristiche della carta su cui viene effettuata tale prova,
dalla direzione del senso di fibra (rispetto alla direzione in cui
sono applicate le forze), e anche dalla larghezza del foglio (che,
poiché viene utilizzato per effettuare una prova, viene
chiamato "provino").
E' una caratteristica molto importante da conoscere per la carta da
stampa a bobina, in quanto la sollecitazione a trazione è la
sollecitazione più importante che la carta deve subire durante la fase
di stampa con macchine a bobina.
Poiché la forza necessaria a rompere una striscia di carta dipende, ovviamente, dalla larghezza della striscia stessa (una striscia A
realizzata con la stessa carta di una striscia B, ma larga il doppio,
avrà bisogno di una forza doppia per essere rotta) non ha molto senso
esprimere la resistenza della carta attraverso il valore della forza, ma
è più logico esprimerla attraverso il rapporto tra la forza e la larghezza del provino.
Tale rapporto è detto carico di rottura a trazione RT il
rapporto:
RT = FT / L
dove:
- FT è la forza necessaria a rompere il provino
- L è la larghezza del provino
che si misura in N/m e dipende dal tipo di carta (della quale deve
essere specificata la grammatura). È maggiore se le forze sono
applicate parallelamente al senso di fibra rispetto al senso
perpendicolare.
Per cui avrà senso affermare, ad esempio, quanto vale RT
per una carta di un certo tipo e di una certa grammatura.

Si vede che, se la carta è uguale, la
forza necessaria a rompere a trazione il provino è
proporzionale alla larghezza del provino stesso. Il rapporto tra forza
e larghezza è dunque costante per un certo tipo di carta.
Si vede anche che la resistenza a trazione è maggiore nel senso di
fibra
Poiché evidentemente per due carte uguali per caratteristiche di
fabbricazione, ma non per grammatura, quella con grammatura maggiore
ha una maggior resistenza a trazione (avendo maggiore spessore), si
utilizza a volte il concetto di lunghezza di rottura a trazione
che è indipendente anche dalla grammatura.
La lunghezza di rottura a trazione per
una certa carta è pari alla lunghezza di una striscia di quella carta,
di qualsivoglia larghezza e di qualsivoglia grammatura che appesa a
un'estremità si rompe per il suo proprio peso.
Per una carta per giornali la lunghezza di
rottura a trazione è nell'ordine dei 1500 m, ovviamente
indipendentemente dalla sua grammatura.
Ovviamente non si ricava sperimentalmente, che
sarebbe assai poco agevole, ma attraverso il calcolo a partire dal carico
di rottura a trazione. La relazione è:
lunghezza di rottura a trazione [m] =
carico di rottura a trazione [N/m] / grammatura [g/m2]
·9,8 / 1000
Se, ad esempio una carta ha lunghezza di
rottura a trazione pari a 1000 m, se quella carta è fabbricata:
- con grammatura pari a 50g/m2, essa avrà carico di
rottura a trazione = 1000 ·9,8 · 50 / 1000 = 490 N/m
- con con grammatura pari a 100g/m2, essa avrà carico
di rottura a trazione = 1000 ·9,8 · 100 / 1000 = 980 N/m
cioè raddoppiando la grammatura
raddoppia, per lo stesso tipo di carta, anche il carico di rottura a
trazione.
Resistenza alla lacerazione (o allo strappo)
Applicando due forze uguali e opposte a un provino di carta,
perpendicolarmente al piano del provino, superato un certo valore
della forza, questo ovviamente si rompe per lacerazione.
Tale forza dipende ovviamente dalle caratteristiche della carta su
cui viene effettuata tale prova, ma non dipende dalla larghezza
del provino.
La resistenza alla lacerazione si misura con un apposito apparecchio
(apparecchio di Elmendorf), e si esprime in N (newton).
Anche la resistenza alla lacerazione dipende dal senso di fibra, ed è
in genere maggiore quando porta alla lacerazione della carta in senso trasversale
alla fibra.
Resistenza allo scoppio
Rappresenta la capacità di una carta di resistere a una pressione che
cerca di sfondarla.
Si misura con un apparecchio detto
scoppiometro, in cui un
provino di carta di forma circolare viene fissato lungo la sua
circonferenza, e premuto tra due membrane di gomma. Su una delle due
membrane si applica una certa pressione mediante aria o olio: la mebrana
si gonfierà fino a sfondare il provino. La pressione necessaria a
sfondare il provino ne indica la resistenza allo scoppio.
La sollecitazione a scoppio può essere vista come una sollecitazione a
trazione che avviene contemporaneamente in tutte le direzioni (quindi sia
in fibra, sia in controfibra, sia obliquamente), e coincide con il valore
della pressione che la sfonda. Si esprime in N/m
(detti anche Pa), o più
comodamente nel suo multiplo, il bar (1 bar = 100˙000 Pa).
Conoscere la resistenza allo scoppio è fondamentale per la carta per
sacchi e sacchetti.
Rigidità
La rigidità della carta è la proprietà della carta di resistere a una forza che
cerca di farla flettere.
Resistenza alle doppie pieghe (o semplicemente "doppie pieghe")
E' la capacità di una carta di resistere, prima di tranciarsi, a un
numero di pieghe alternativamente in un senso e nell'altro.
E' fondamentale per la carta per legatoria, per i cartoncini per
astucci, carta per banconote, carta per mappe escursionistiche e
stradali.
Altre caratteristiche fisiche
Stabilità dimensionale
Rappresenta la capacità di mantenere inalterate le proprie dimensioni al
variare dell'umidità, della temperatura, delle forze applicate.
Come abbiamo a stabilità dimensionale è sempre assai maggiore in senso
di fibra rispetto al senso di controfibra.
Assorbenza
Rappresenta la capacità di assorbire i liquidi. È il contrario della
collatura, per il modtivo che le sostanze di collatura servono a
impedire l'assorbimento dei liquidi.
Porosità all'aria
Rappresenta la capacità della di farsi attraversare dall'aria.
Importante per la carta che deve essere piegata nelle piegatrici (in
quanto una carta poco porosa quando piegata tende a trattenere al suo
interno l'aria gonfiando le sue superfici)
Caratteristiche ottiche
Grado di bianco
Rappresenta la capacità della carta di avvicinarsi al bianco ideale.
Lo studio della colorimetria permetterà di possedere gli strumenti
necessari a determinare quantitativamente il grado di bianco. Per ora
accontentiamoci di dire che è strettamente legato al concetto di
riflettanza:
R = luceriflessa / luce incidente
o, se si preferisce, R% = (luce riflessa / luce incidente)·100
L'utilizzo, tra le sostanze di carica, degli sbiancanti ottici,
sostanze fluorescenti che assorbono la radiazione IR e UV,
rilasciandola nel campo del visibile, permette di avere riflettenze
anche superiori al 100%.
L'aggiunta di sostanze "azzurranti", permette di percepire la carta,
quando osservata alla luce artificiale, come più bianca (anche se in
realtà non lo è)
Opacità
Si intende la capacità della carta a non lasciar passare la luce. E'
l'inverso della trasparenza. Attenzione che in italiano il termine è
ambiguo, e può confondersi con quello che si preferisce indicare col
termine inglese di matt.
Matt
Rappresenta l'inverso della lucidità. La caratteristica per cui, se
un raggio di luce viene fatto incidere su una superficie, esso viene
diffuso in tutte le direzioni Il diffusore perfetto si chiama diffusore
lambertiano.
Gloss
Rappresenta la lucidità. Se una superficie ha asperità di dimensioni
inferiori alla lunghezza d'onda della luce (380 nm) appre come lucida.
Se su uno specchio, superficie perfettamente lucida, facciamo incidere
un raggio luminoso, questo verrà riflesso col medesimo angolo. E'
ovvio che una carta lucida avrà anche un certo, limitato, grado di
diffusione
Colore
Le carte possono essere colorate, ma anche avere delle tenui
sfumature (o nuance), che le faranno apprire più "calde"
(tendendti al giallo-rosso) o più "fredde" (tendenti al blu) pur
restando, fondamentalmente bianche. Spesso tale carattristica,
visivamente, è rilevabile solo tramite confronto tra due diverse
carte.
Una prima, assai semplificata, classificazione della carta
- Carte naturali: sono carte macroporose, in cui il foglio non
subisce alcun trattamento dopo la formazione
- Carte usomano: sono carte macroporose, in cui il foglio subisce a
volte una semplice lisciatura. Spesso il termine è usato come
sinomno di carta naturale
- Carte calandrate; sono carte che hanno subito una calandratura,
che ne conferisce aspetto lucido, necessaria alla stampa rotocalco.
La calandratura sulle carte non patinate tende a ingrigirle e ha
farle diventare più trasparenti, peggiorandone in genere la qualità.
- Carte patinate. Sono carte che hanno subito, dopo la formazione
del foglio, l'aggiunta della patina, legante che diminuisce la
porosità e ne aumenta la compattezza. Possono essere sia opache o
lucide (in questo ultimo caso la calandratura non ne deteriora la
qualità come nelle calandrate non patinate). Si hanno:
- Patinatini (o carte LWC [Light Weight Coated]: carte a bassa
grammatura e basso contenuto di patina, sufficientemente
economiche, adatte per stampa di periodici;
- Patinate moderne: a medio contenuto di patina
- Patinate classiche: ad elevato contenuto di patina
La produzione della carta
Le fasi sono:
- Abbattimento e taglio (del legno e delle speci vegetali
utilizzate)
- Preparazione dell'impasto (mediante procedimenti chimici,
meccanici...)
- Raffinazione dell'impasto (importante lavorazione che, a seconda
di come è condotto, può conferire caratteristiche anche diverse alla
carta che si otterrà)
- Fabbricazione della carta (avviene nella "macchina continua",
enorme macchina che costituisce il "cuore" della cartiera)
- Eventuale patinaturaaggiunta della patina: legante che diminuisce
la porosità della carta)
- Allestimento (condizionamento, calandratura, bobinatura, taglio)
Gli impasti possono essere:
- impasti meccanici (o pastalegno): contengono lignina e
cellulosa. Sono ottenuti tramite procedimenti meccanici
- impasti chimici (detti anche "cellulose"): contengono solo,
o quasi solo, cellulosa). Sono ottenuti tramite procedimenti chimici
- impasti semichimici, chemi-meccanici, chemio-termo-meccanci
(detti anche "cellulose ad alta resa"). Sono ottenuti con
procedimenti che sono una combinazione dei due precedenti
Per resa di un impasto si intende il rapporto tra la quantità
di impasto ottenuto e la quantità di materia prima di partenza. Gli
impasti meccanici hanno ovviamente maggior resa degli impasti chimici.
Le cellulose ad alta resa hanno una resa intermedia tra le due.
Abbattimento e taglio della materia prima
È una fase comune a tutti i tipi di procedimento (procedimenti chimici,
meccanici...).
L'abbattimento degli arbusti deve tenere conto di quanto il
bosco/foresta produce: un rapporto abbattimento/crescita 1:1 comporta
che per ogni metrocubo/annuo di legname che viene tagliato il bosco sia
in grado di produrre un metrocubo/anno.
Scortecciatura
I tronchi vegono inseriti nei tamburi scortecciatori: grandi tamburi ad
asse orizzontale in cui vengono adagiati i tronchi immersi in acqua. La
lenta rotazione, in senso alternato dei tamburi comporta il distacco
della corteccia, facilitato dall'acqua.
Preparazione dell'impasto
Produzione degli impasti meccanici, detti anche "pastalegno"
Il trattamento di estrazione della fibra è interamente meccanico. Questi
impasti contengono tutta la cellulosa e la lignina presente nella
materia prima. Per questo hanno un'elevata resa.
Fenditura
I tronchi vengono ridotti mediante la
fenditrice in
tronchetti
di piccola pezzatura.
Sfibratura
È la fase centrale del trattamento, quella in cui viene estratta la
fibra.
I tronchetti vengono inseriti nella
sfibratrice,
pressati contro una mola (un cilindro abrasivo rotante) sul quale viene
inviata acqua in pressione. Il senso di fibra dei tronchetti viene
tenuto parallelo all'asse di rotazione della mola. L'acqua ha la duplice
funzione di favorire il distacco della fibra e di raffreddare i
tronchetti. Dalla sfibratrice esce una sospensione di acqua, fibra e
impurità varie.
Schema di sfibratrice
Epurazione/assortimento
La sospensione fibrosa subisce una serie di passaggi di epurazione, in
cui, mediante filtratura, centrifugatura e vibro-vagliatura le impurità
e i nodi vengono eliminati sfruttndo le diverse dimensioni rispetto alla
fibra (nella filtratura) e il diverso peso specifico (nella
centrifugatura e vibro-vagliatura, fasi queste dette anche di
"assortimento").
Disidratazione
La sopensione fibrosa, epurata dalle impurità, a questo punto subisce
delle lavorazioni che dipendono da dove è posta la cartiera rispetto
all'impianto di estrazione della fibra.
Se la cartiera è adiacente all'impianto di estrazione della fibra la
sopensione fibrosa viene pompata attraverso delle condotte alla cartiera
stessa.
Se viceversa la cartiera è collocata in altro sito, alla sospensione
fibrosa dovrà essere eliminata l'acqua e ridotta in "balle", allo scopo
di renderla idonea al trasporto.
La sospensione fibrosa può anche essere disidratata e pressata allo
scopo di ottenere cartoni di "imbottitura" per imballaggio.
Produzione degli impasti chimici, detti anche "cellulose"
Il trattamento di estrazione della fibra è di tipo chimico.
Questi impasti sono anche detti "cellulose" in quanto contengono quasi
esclusivamente cellulosa (con vario grado di purezza). La resa è ridotta
rispetto agli impasti meccanici in quanto la lignina viene eliminata
completamente.
Sminuzzatura (o sminuzzolatura)
I tronchi vengono ridotti in
minuzzoli,
in pratica delle grosse schegge di pezzatura di alcuni millimetri per
alcuni centimetri.
Cottura
È la fase centrale del trattamento, quella in cui viene estratta la
fibra.
I minuzzoli vengono inseriti in grandi recipienti, detti
(impropriamente)
bollitori.
I bollitori sono delle "autoclavi", ossia dei recipienti che possono
essere portati a un elevata pressione interna.
I minuzzoli all'interno del bollitori vengono immersi nel
liscivio,
soluzione acquosa di composti chimici che svolge la funzione di
solvente
della lignina, e mantenuti alcune ore a temperatura (130 ÷ 180
°C) e pressione elevata (5 ÷ 10 bar) (si ricordi che la normale
pressione atmosferica è, all'incirca 1 bar).
In realtà il liscivio, nonostante l'alta temperatura, non bolle, a causa
dell'elevata pressione, non arriva mai a bollire (ecco perché il termine
"bollitore" è improprio)
A seconda della composizione del liscivio si hanno diversi tipi di
processo chimico:
- Processo al solfato o "alcalino"
Il liscivio è una soluzione acquosa
contenente solfato di sodio (Na2SO4) e idrossido
di sodio (NaOH).
È un trattamento più blando nei
confronti della cellulosa, che non viene degradata, quindi
permette di ottenere carte più resistenti.
La cellulosa da conifere non bianchita viene utilizzata per carte ad
alta resistenza dette "kraft"
(carte robusta per imballi e per sacchi).
- Processo al solfito o "acido"
nonostante il nome il liscivio contiene
in realtà bisolfito di
calcio ( Ca(HSO3)2 ) e anidride solforosa (SO2).
È un trattamento più aggrssivo nei
confronti della cellulosa, che permette di ottenere una
impasto più puro (dal punto di vista dell'eliminazione della lignina)
ma anche una cellulosa che tende a essere più "degradata".
Non viene mai usato con provenienza esclusivamente da latifoglie, ma
sempre da conifere, o da conifere e latifoglie. Permette di ottenere
carte con una speratura
regolare.
- Altri processi sono quello alla
soda (non più usato) e al monosolfito
(di sodio, valido per piante annuali).
Al termine della fase di cottura la massa liquida (si presenta come una
massa bruna) viene scaricata dal bollitore e separata dal liscivio
esausto (detto "
liscivio nero")
che verrà depurato per essere recuperato. Una piccola parte di liscivio
nero viene introdotto com'é nei bollitori in quanto svolge una funzione
di
catalizzatore della reazione chimica.
Epurazione/assortimento
La massa fibrosa liquida subisce una serie di passaggi di epurazione, in
cui, mediante filtratura, centrifugatura e vibro-vagliatura (detti anche
assortitori) le impurità e i nodi e i cosiddetti "incotti" vengono
eliminati.
La massa subisce una serie di fasi di lavaggio per passare alla
successiva fase.
Imbianchitura (o sbianca)
In questa fase vengono elimianate le sostanze coloranti presenti (i
tannini).
La massa fibrosa liquida viene immessa nelle "torri di imbianchimento"
dove subisce il trattamento mediante composti derivati del cloro (cloro
gassoso o ipoclorito - la "candeggina") o mediante perossido di idrogeno
(l'"acqua ossigenata").
I trattamenti con cloro sono decisamente più inquinanti, e tendono a
essere utilizzati sempre meno. Le carte s"Chlorine free" sono sempre più
diffuse, e sono classificate come
ECF
(Elemental Chlorine Free), e
TCF
(Totally Chlorine Free).
Disidratazione
Anche in questo caso la sopensione fibrosa subisce delle lavorazioni che
dipendono da dove è posta la cartiera rispetto all'impianto di
produzione della cellulosa.
Se la cartiera è adiacente all'impianto di produzione della cellulosa la
sopensione fibrosa viene pompata attraverso delle condotte alla cartiera
stessa.
Se viceversa la cartiera è collocata in altro sito, alla sospensione
fibrosa dovrà essere eliminata l'acqua e ridotta in "balle", allo scopo
di renderla idonea al trasporto.
Raffinazione dell'impasto
Se l'impasto arriva in cartiera in forma di "balle", la fase di
raffinazione deve essere preceduta da una fase di reidrtatazione della
massa fibrosa, mediante
idroapertura.
Idroapertura
Le balle, immerse in acqua, vengono messe negli
idroapritori
o "hydropulper": dei grandi recipienti sul cui fondo sono presenti delle
eliche poste in rotazione. Al loro interno le fibre verranno nuovamene
separate e si tornerà ad avere una sospensione fibrosa.
Scopo della raffinazione
La raffinazione ha la funzione di produrre la "
sfibrillatura"
delle fibre, ossia il favorire la formazione, sulla superficie delle
fibre, delle cosidette
fibrille,
con il conseguente aumento dei
punti
di contatto tra fibra e fibra.
La raffinazione avviene mediante un frizionamento dell'impasto e ha
anche una sorta di effetto collaterale: il
taglio,
ossia l'accorciamento delle fibre.
La fase di sfibrillatura prevale nella fase iniziale della raffinazione,
mentre il taglio, pur presente fin dall'inizio, tende a prevalere nella
fase finale.
È pertanto importante che la raffinazione venga condotta nel giusto
grado, a seconda delle caratteristiche che si vorranno ottenere
nell'impasto, e nella carta che si otterrà.
La raffinazione si ottiene in una macchina detta
raffinatore,
che può essere di diverso tipo.
Oramai non più praticamente usato, è
costituito da una vasca ovale divisa quasi interamente da una parete,
per cui al suo interno è presente una sorta di "circuito" costituito
da due canali paralleli, collegati agli estremi. In una dei due canali
del circuito è posto il cilindro raffinatore, ad asse orizzontale,
munito di coltelli.
La rotazione del cilindro forza l'impasto a passare sotto di esso, tra
il cilindro stesso e il fondo della vasca. Qui l'azione dei coltelli,
e l'attrito che si produce, effettua la raffinazione.
Per variare il grado di raffinazione
dell'impasto sarà necessario mantenere l'impasto più a lungo nel
raffinatore in funzione.
L'olandese non permette un funzionamento "in continuo": l'impasto deve
essere caricato e scaricato. Al giorno d'oggi sono pertanto utilizzati
i raffinatori di tipo continuo, in cui l'impasto entra in un flusso
contouno ed esce raffinato.
È costituito da un elemento conico
(rotore)
che può avere alcuni metri di diametro e alcuni metri di lunghezza
inserito in una cassa fissa (statore)
avente forma conica cava. Su entrambe le superfici, esterna del rotore
e interna dello statore, sono posti i coltelli.
L'impasto esce dalla parte più stretta, percorre lo spazio tra le due
superfici, ed esce dall'altra. Aumentando (o diminuendo) l'inserimento
del rotore nello statore si riduce (o si aumenta) lo spazio compreso
tra le due superfici, variando con questo il grado di raffinazione: a
maggior inserimento corrsiponde uno spazio più esiguo, e quindi un
passaggio più lento dell'impasto, con conseguente maggior permanenza
dello stesso nella zona in cui avviene la raffinazione e aumento del
grado di raffinazione (e viceversa).
È costituito da due dischi
che possono avere alcuni metri di diametro affacciati tra loro sulle
cui superfici che si affacciano sono posti i coltelli,
inseriti all'interno di una cassa.
Dal centro di uno dei due dischi (rotore) entra l'impasto che si
muove, per forza centrifuga verso la circonferenza esterna da cui,
mediante una condotta, esce.
Percorrendo lo spazio tra le due superfici, l'impasto subisce la
raffinazione. Avvicinando (allontanando) i due dischi si riduce (o si
aumenta) lo spazio compreso tra le due superfici, variando con questo
il grado di raffinazione: a maggior avvicinamento corrsiponde uno
spazio più esiguo, e quindi un passaggio più lento dell'impasto, con
conseguente maggior permanenza dello stesso nella zona in cui avviene
la raffinazione e aumento del grado di raffinazione (e viceversa).
Effetti della raffinazione
-
Sulla resistenza a trazione
All'auemntare del grado di raffinazione
la resistenza a trazione tende prima ad aumentare, e poi, raggiunto un
massimo, a diminuire
-
Sulla resistenza allo scoppio
All'auemntare del grado di raffinazione
la resistenza allo scoppio tende prima ad aumentare, e poi, raggiunto
un massimo, a diminuire
-
Sulla resistenza alla lacerazione
All'auemntare del grado di raffinazione
la resistenza alla lacerazione tende inizialmete a diminuire
abbastanza poco e poi, gradualmente, tende a diminuire sempre più.
-
Sulla scolantezza dell'impasto
Per "scolantezza"
si intende l'attitudine dell'impasto a perdere acqua. Un impasto molto
scolante permette una più elevata produttività della macchina continua
(la macchina in cui avviene la vera e propria produzione della carta,
si veda più avanti). Un impasto molto scolante è detto, in gergo
cartario, anche "magro".
Un
impasto poco scolante è detto "grasso".
GRAFICI
Fabbricazione della carta
La vera e propria fabbricazione della carta può a questo punto iniziare.
Essa avviene nella
macchina continua, enorme macchina che
costituisce il "cuore" della cartiera).
La cartiera Burgo di Mantova, la
"Fabbrica sospesa", capolavoro dell'architettura novecentesca
realizzata nel 1964 su progetto di Pierluigi Nervi.
Da : http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture900/schede/p3010-00163/
In questo caso questo straordinario
edificio costituisce "l'involucro" della macchina continua, con il
vincolo, per il progettista, anche prevedendo futuri ampliamenti, di
evitare sostegni lungo le facciate per un tratto superiore ai 150 m,
da cui la scelta del sostegno "a catenaria".
Una moderna macchina continua. In primo piano si vede la tavola
piana. Sullo sfondo la sezione presse e più oltre si intravedono le
seccherie
Nella macchina continua avviene, gradualmente, la perdita di acqua che
dall'impasto cartario porta al "foglio" di carta vero e proprio. Si
parla qui di foglio di carta, ma la macchina continua, lavorando appunto
"in continuo", produce in realtà un nastro di carta che viene avvolto a
formare una grande bobina.
Le moderne macchine continue hanno una luce (ossia la larghezza di
foglio che possono produrre) anche di 10 m, e possono produrre anche 60
km di carta all'ora.
Le più diffuse macchine continue sono dette del tipo "
a tavola piana",
ed
è questo il tipo che qui studieremo.
Il processo di perdita dell'acqua avviene inizialmente per gravità e per
scuotimento, poi per pressione e assorbimento, infine per evaporazione.
La macchina a tavola piana può avere una lunghezza nell'ordine del
centinaio di metri.
Viene qui descritta, in modo abbastanza semplificato, una tipica
macchina continua a tavola piana, tenendo comunque presente che vi
possono essere diverse varianti allo schema qui proposto.
Schema
di macchina continua a tavola piana
La cassa d'afflusso
Qui viene immesso l'impasto raffinato, unitamente alle sostanze di
carica e, eventualmente, alle sostanze di collatura (nel caso della
collatura in impasto).
Dalla cassa d'afflusso l'impasto viene fatto scendere sulla tela di
macchina attraverso la
bocca (o becco) d'afflusso, fessura di
altezza regolabile larga quanto il nastro di carta che si deve
produrre.
Il contenuto di acqua è nell'ordine del 99%.
La tavola piana
È costituita dalla
tela di macchina, un anello chiuso,
realizzato in tessuto di filo in bronzo o in materiale sintetico, teso
tra due cilindri detti
cilindro capotela e
cilindro
aspirante, quest'ultimo avente la funzione di trascinare la tela
nella sua rotazione.
Scendendo sulla tavola piana l'impasto viene tagliato lateralmente da
due "lame d'acqua" che ne determinano l'esatta larghezza formando
quelle che saranno le due cimose (i lembi laterali del nastro).
La velocità di scorrimento della tela rispetto alla velocità di
efflusso dell'impasto determina il maggior o minor orientamento delle
fibre.
Nella parte iniziale del percorso sulla tavola piana l'impasto perde
acqua semplicemente per gravità.
L'acqua, raccolta nelle
casse di raccolta, contiene anche un
certo quantitativo di fibra e di sostanze di carica, e viene
ri-inviato alla cassa di afflusso.
La perdita di acqua è successivamente favorita dalle
cassette
aspiranti che aspirano l'acqua attraverso la tela e dai
rulli
scuotitela, dotati di movimento oscillatorio.
Sulla tavola piana può essere abbassato un
cilindro filigranatore,
che poggia delicatamente sul contesto fibroso, la cui superficie è
costituita da una tela metallica su cui sono riportati elementi
decorativi in metallo che producono una diversa agglomerazione delle
fibre che porta al noto effetto della filigrana (immagini e
decorazioni visibili in trasparenza).
Alla fine della tavola piana il "contesto fibroso" (non si può più
parlare di "impasto", in quanto si comincia ad avere una certa
consistenza, ma è ancora troppo presto per parlare di "carta") ha un
contenuto di acqua nell'ordine del 70%.
La sezione presse
Comprende, appunto, le
presse, cilindri che hanno la funzione
di schiacciare il nastro in formazione. Il nastro non viene
direttamente a contatto con le presse ma scorre adagiato tra due
feltri
che hanno la funzione di sostenerlo e di assorbire l'acqua. Le ultime
presse sono aspiranti, per favorire l'eliminazione dell'acqua.
Con la sezione presse finisce la cosiddetta parte umida della macchina
continua.
Il contesto fibroso, all'uscita della sezione presse ha un contenuto
di acqua nell'ordine del 50%.
La prima seccheria
Dalla sezione presse il contesto fibroso entra nella
prima
seccheria. Questa comprende dei cilindri essiccatori riscaldati
(mediante il passaggio, al loro interno, di vapore) sui quali passa il
nastro, sempre sostenuto da feltri. Nella prima seccheria la
temperatura dei cilindri essiccatori è via via crescente.
Il contenuto di acqua è nell'ordine del 15%, il contesto fibroso ora
ha una coesione che gli permette di autosotenersi.
La pressa collante (o size press)
Ha la funzione di collare la carta in superficie (qualora sia
necessario compiere questa operazione): la collatura viene spalmata
sulle due superfici del nastro mediante due rulli.
La seconda seccheria
È simile alla prima, ma da un certo punto in avanti la temperatura dei
cilindri essiccatori è decrescente, fino agli ultimi che sono invece
raffreddanti. La carta (ora si può propriamente parlare di "carta") ha
un contenuto di acqua nell'ordine del 5%.
La liscia di macchina
È costituita da una serie di cilindri che hanno la funzione di
pressare la carta appena formata allo scopo di eliminarne le asperità.
L'arrotolatore
Qui viene formata la grande bobina di carta. Gli arrotolatori sono in
grado, quando una bobina è completa, di passare automaticamente ad
arrotolare la successiva senza arrestare la macchina.
La patinatura della carta
La patinatura consiste nello stendere sul nastro di carta una
sostanza, detta
patina, composta da un
pigmento,
di origine minerale (caolino, carbonato di calcio, biossido di
titanio, solfato di bario...) e da un
legante,
di origine vegetale, animale o sintetico (amido, caseina, lattici
sintetici).
La patina penetra nei pori della carta rendendola
microporosa,
migliorandone il liscio e l'ancorabilità dell'inchiostro.
Le carte patinate, pur essendo in generale di maggior pregio (e costo)
delle carte non patinate, hanno anche dei difetti: sono più pesanti e
delicate, meno resistenti alla luce e all'invecchiamento.
La patinatura viene effettuata con la
patinatrice,
macchina che provvede a effettuare la spalmatura della patina, a
seconda dei casi, mediante:
- lama di acciaio;
- lama d'aria;
- film press (a rulli).
La patinatura può essere effettuata:
- in linea, immediatamente all'uscita
della seconda seccheria, saltando il passaggio nella liscia;
oppure:
- fuori linea, con una patinatrice
separata dalla macchina continua: in questo caso la patinatrice
viene alimentata con la bobina proveniente dall'arrotolatrice
della macchina continua.
Con la patinatura fuori linea si evita che, in caso di arresto della
continua si debba arrestare anche la patinatrice e viceversa.
La carte patinate possono essere:
- matt (superficie opaca);
- gloss (superficie lucida), facendo
passare la carta patinata nella calandratrice (vd. più avanti).
Le carte patinate inoltre possono essere classificate in:
- LCW (low wight coated), dette anche "patinatini",
con basso contenuto di patina, molto utilizzate per la stampa di
riviste stampate in offset o in rotocalco;
- patinate moderne, a medio contenuto di
patina;
- patinate classiche, ad alto contenuto
di patina, sempre patinate "fuori linea".
L'allestimento della carta
La calandratura
Consiste in un'operazione di lucidatura della carta, mediante il
passaggio nella calandratrice, costituita da una serie di cilindri
sovrapposti, detti anche calandre, in numero pari (8÷12)
alternativamente con superficie dura (cilindri in ghisa) e con
superficie morbida (cilindri detti "carta", rivestiti in realtà in
cotone, o in cellulosa). A metà percorso ci sono due cilindri "carta"
sovrapposti, che hanno la funzione di far sì che la lucidatura avvenga
allo stesso modo sui due lati del foglio.
La calandratura effettuata sulla carta non lisciata e non patinata ha
sì l'effetto di rendere la superficie della carta lucida, ma anche
quello di renderla più grigia e più trasparente.
La calandratura effettuata sulla carta patinata ha l'effetto di
ottenere la carta patinata lucida, ideale per la realizzazione di
stampati con elevato contenuto di immagini.
Il condizionamento
Condizionare la carta significa portarla a un prefissato contenuto di
acqua in tutta la sua superficie. Si deve portare la carta, poiché è
fortemente igroscopica, a una temperatura di 24±2°C in un ambiente
avente il 50±2% di umidità relativa. In queste condizioni la carta ha
un contenuto di acqua attorno al 5% del peso totale.
Ci si riferisce sempre a queste condizioni quando si esprime la
grammatura della carta.
La carta a questo punto può venire imballata in fogli di PET per il
trasporto.
Nel reparto stampa la carta dovrà trovare le medesime condizioni
ambientali. Per questo è necessario lasciarla ambientare per un certo
tempo.
Una carta troppo "secca" può dare problemi di eccessiva fragilità,
mancata presa da parte delle ventose del mettifoglio, elettricità
statica. Una carta troppo umida può dare problemi di "foglio doppio"
al mettifoglio.
Una variazione troppo rapida della temperatura dell'ambiente in cui è
posta la carta può variarne il contenuto di umidità nella parte
esterna più rapidamente che nella parte interna (della bobina o della
pila) con conseguente imbarcamento.
La bobinatura
Il rotolo di carta proveniente dalla macchina continua può avere anche
10m di larghezza. Dovrà essere tagliato longitudinalmente mediante
coltelli circolari e ribobinato in bobine più piccole di larghezza
(detta, di solito, "altezza": si pensi alla bobina messa in piedi), di
dimensioni commerciali.
Si veda nel
prontuario
per il calcolo della lunghezze e del peso della bobina
Il taglio in formato
Il nastro di carta proveniente dalla macchina continua può essere
anche tagliato in fogli di formato rettangolare standardizzato. Per i
relativi calcoli (peso, altezza della pila o della mazzetta) si veda
il
prontuario.
Livio Colombo
Alcuni diritti riservati:

Quest'opera è distribuita con Licenza
Creative
Commons Attribuzione
- Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.